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| Giustizia in Italia

Siracusa mafia: avviso di conclusione indagine per 18 indagati

Super User

tribunale-catania28 settembre 2013
Mentre nell’aula di Corte d’Assise si celebrava il processo a carico di Salvatore Battaglia ed Antonino Linguanti, ai due imputati è stato notificato l’avviso di chiusura indagini ad opera della Procura distrettuale antimafia a proposito dell’operazione “Knock out”, portata a termine dai carabinieri attorno ad una presunta banda dedita ad estorsioni, traffico di cocaina ed hascisc, gestione illecita dei videopoker.

Oltre che per i due imputati, il sostituto procuratore Luigi Lombardo della Dda di Catania ha fatto notificare ad altre sedici persone lo stesso provvedimento, perché ritenute a vario titolo coinvolte nei traffici illeciti. Al centro dell’operazione antimafia, denominata “Knock out”, c’è Antonino Linguanti, a ritenuto a capo dell’omonimo clan vicino alle cosche malavitose di Nardo-Aparo-Trigila. Linguanti, che si trova detenuto in carcere perché ritenuto responsabile di due omicidi, avrebbe preso in mano le redini degli affari illeciti nel territorio di Cassibile già dal 2002, scalzando in tal senso i fratelli Bologna. Insieme a Linguanti, la misura cautelare in carcere è stata notificata nei confronti di Salvatore Battaglia, il pugile siracusano da cui prende spunto l’operazione e che si trova in carcere perché ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore Giacona, il portalettere cassibilese, dalla cui uccisione prende piede l’inchiesta della Dda. Coinvolti anche Giuseppe Floridia di 34 anni, Antonmino Fabio di 45, Leonardo Vicario di 29, Nunzio Salafia di 63 anni, ritenuto uno dei capi storici della mafia siracusana, Savatore e Massimo Galiffi rispettivamente di 36 e 26 anni, Mirko Giacona di 28 (fratello del portalettere ucciso), Ignazio Buffa di 23, Francesco Campanella di 25, Emanuele Cappello di 22. Misura cautelare degli arresti domiciliari, invece, a carico di Giuseppe D’Alterio di 29, Vincenzo Agricola di 27, Giuseppe Olanda di 25, Paolo Sciuto di 37, Armando Selvaggio di 27, e Vincenzo Morale di 45. Sono accusati, a vario titolo di associazione per delinqueredi tipo mafioso finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la persona (come gli omicidi), contro la libertà morale (come la violenza privata), contro il patrimonio (estorsioni e danneggiamenti), nonché all’acquisizione in modo diretto e indiretto del controllo di attività economiche – sia lecite che illecite (quali la collocazione e gestione di apparecchi elettronici da intrattenimento e per il gioco d’azzardo) – sul territorio di Cassibile, con l’aggravante del carattere armato dell’associazione, in ragione della disponibilità di armi; di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.

Le indagini prendono l’avvio dal rinvenimento, il 3 aprile 2009, nelle campagne di contrada San Domenico di Cassibile, di un’autovettura completamente bruciata all’interno della quale si trovava il cadavere carbonizzato di Salvatore Giacona.

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