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di AMDuemila
Le rivelazioni del collaboratore di giustizia Cannatà, arrestato durante l’operazione della Dda

A passare la soffiata dell’imminente blitz “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro contro le cosche vibonesi sarebbe stato un carabiniere “infedele”. A riferire questo clamoroso particolare è stato il nuovo pentito Gaetano Antonio Cannatà (46 anni), alias “Sapi Tuttu”, arrestato nell’ambito dell’operazione che lo scorso dicembre ha messo in ginocchio i clan del Vibonese e svelato gli intrecci tra mafia, politica e imprenditoria. Cannatà ha raccontato al sostituto procuratore di Catanzaro, Antonio De Bernardo, di avere scoperto in carcere, dopo l’arresto nel corso dell’inchiesta “Rinascita-Scott”, che altri coimputati “avevano avuto notizie antecedenti agli arresti”. Una fuga di notizie che ha anche un precedente. Questo il racconto di Cannatà: “Nel 2014 sono stato arrestato, con altre persone, per usura praticata ai danni del testimone di giustizia Sergio Baroni. All’epoca Damiano Pardea (esponente della ‘ndrina Ranisi”, ndr) aveva ricevuto notizia che eravamo sottoposti ad indagini già prima del nostro arresto. Il Pardea mi disse che aveva ricevuto notizia da un carabiniere suo amico. Infatti, il giorno in cui siamo stati arrestati e ci siamo trovati ancora presso la Caserma dei Carabinieri ricordo di aver visto Pardea intrattenersi con un carabiniere in abiti civili. Poco dopo, quando ci siamo incrociati, Pardea mi disse che la persona con cui stava parlando era il carabiniere che gli aveva fornito l’informazione”. E ancora: “Quando Pardea parlava di quel militare lo definiva “amico nostro”, facendo intendere che quel carabiniere forniva informazioni non solo a lui ma al suo gruppo di riferimento ed io ricollegavo il Pardea anche a Vincenzo Barba”. Quest’ultimo considerato un boss della ‘ndrina Lo Bianco-Barba.

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