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ruffo federico c imagoeconomica 0I fatti sono ormai noti da alcuni giorni: il collaboratore di Report Federico Ruffo è stato vittima di un attentato incendiario, l’ingresso della sua abitazione è stato cosparso di benzina e una croce con vernice rossa è stata dipinta vicino alla porta d’ingresso. Un episodio gravissimo e inquietante, che ricorda lo stile delle mafie. E che arriva dopo settimane in cui Ruffo e il conduttore di Report Ranucci sono stati vittima di una catena di odio, minacce anche di morte, insulti, sui social network e non solo. Ruffo in alcuni casi è stato persino costretto ad allontanarsi da alcuni locali pubblici per atti aggressivi subiti. Tutto questo è iniziato dopo la puntata di Report andata in onda il mese scorso “Una signora alleanza”, su ultras, ‘ndrangheta e Juventus. Ruffo, già in passato autore di inchieste sulle zone grigie e le infiltrazioni criminali nel mondo del calcio (come nel 2013 con “Ladri di Calcio” per Presa Diretta sul calcio scommesse, che lo portò a scovare il vertice internazionale dell’organizzazione mafiosa sulle scommesse nel calcio a Singapore), agli occhi di presunti tifosi di calcio, e chissà se solo ora, ha la gravissima colpa di essere giornalista, di aver voluto indagare senza “sudditanze psicologiche” e timori reverenziali, di illuminare quel che – a quanto pare – per qualcuno è vietato illuminare.

Esprimiamo la nostra più totale solidarietà a Federico Ruffo e a Report, che incoraggiamo a continuare nel lavoro di inchiesta e denuncia. L’Italia soffre la presenza di innumerevoli zone grigie, le infiltrazioni mafiose e criminali avvelenano ogni ambito della vita sociale, culturale e politica. L’impegno di coloro che non sono, come disse Giancarlo Siani, giornalisti impiegati ma giornalisti giornalisti è prezioso ed importante. La nostra Associazione, anche per questo, crede e cerca di seguire l’insegnamento e l’esempio di Pippo Fava e il suo “concetto etico di giornalismo”. Quel giornalismo che rappresenta “la forza essenziale della società”, “fatto di verità” per “realizzare giustizia e difendere la libertà” e quindi “impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo” e s’impegna a evitare dolori umani e sofferenze, sopraffazioni. Invitiamo tuttia non far rimanere solo Federico. E a rilanciare e far conoscere l’inchiesta “Una signora alleanza” e le altre sue coraggiose inchieste precedenti. Qui è disponibile interamente, per la visione e trascritta, “Una signora alleanza”.

Associazione Antimafie Rita Atria

Foto © Imagoeconomica

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