Segretari nazionali UGL scrivono al Ministro della Giustizia
L'UGL Polizia Penitenziaria e l'UGL Funzione Pubblica scrivono al Ministro della Giustiza in merito alla delicatissima situazione che riguarda l’universo penitenziario, afflitto da gravi problemi che riguardano tanto i soggetti ristretti quanto il personale che presta servizio nei circa 200 istituti del Paese.

Le recenti positive attestazioni provenienti dall’Europa – ed in particolare dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – relativamente alla risoluzione del problema del sovraffollamento carcerario (che aveva portato alla pesante condanna dell’Italia, comminata a mezzo della c.d. “sentenza Torreggiani”), non possono nascondere il perdurare di una situazione di alta criticità.

l'UGL evidenzia come, a fronte di una capienza di circa 50mila posti, la popolazione detenuta assomma oggi ad oltre 54mila presenze, con un indice di sovraffollamento ancora positivo, seppur lieve (108%).

Ma il problema reale che ci viene segnalato dalle realtà penitenziarie disseminate lungo la Penisola, in modo praticamente unanime, riguarda l’applicazione del nuovo modello organizzativo degli istituti, la c.d. “sorveglianza dinamica”.

Tale modalità è stata introdotta, peraltro in ossequio a quanto stabilito dall’Ordinamento Penitenziario che definisce le celle come “stanze di pernottamento”, proprio in risposta alla citata condanna della CEDU, insieme con provvedimento legislativi che hanno contribuito a ridurre le presenze all’interno degli istituti.

E se l’adozione di una modalità che consente ai detenuti in regime di media sicurezza di trascorrere non meno di 8 ore giornaliere fuori dalle loro celle ha fatto venir meno le ragioni della condanna dell’Italia per trattamenti contrari al senso di umanità (insieme con la riduzione delle presenze di cui sopra), nondimeno questa nuova modalità di esecuzione della pena sta generando situazioni spesso problematiche, talvolta critiche fino ad alcuni episodi realmente drammatici.

Si sono moltiplicati infatti gli episodi di sopraffazione in danno dei detenuti più deboli, così come sono aumentate le proteste, spesso accompagnate da danneggiamenti, da parte dei soggetti più facinorosi, per arrivare all’incremento delle aggressioni in danno del personale di polizia penitenziaria.

Questo si sta verificando soprattutto perché il nuovo modello è stato implementato senza averne creato prima i necessari presupposti.

L'UGL si riferisce, in primis, al numero degli operatori – di polizia penitenziaria ma anche dell’area trattamentale – ancora largamente insufficiente; poi, alla mancanza, nella maggioranza dei casi, di adeguati sistemi di videosorveglianza che coprano tutte le aree comuni degli istituti; infine, alla mancanza assoluta di una programmazione del tempo che i detenuti trascorrono fuori dalla cella, che salvo poche eccezioni, non viene dedicato allo studio, alla formazione professionale, alle attività lavorative, allo sport.

Di fatto, queste persone continuano a trascorrere il loro tempo nell’ozio, pericoloso consigliere e nefasto compagno delle interminabili giornate trascorse all’interno delle quattro mura del carcere.

Le due federazioni dell'UGL temono fortemente che questa situazione, già di per sé esplosiva, possa degenerare del tutto, con conseguenze gravissime per il personale e per l’intera istituzione.

L'UGL Chiede al Ministro una profonda revisione del sistema adottato, nel senso di prevedere cospicui investimenti in tecnologia e nelle risorse umane, programmando assunzioni massicce e immediate a copertura degli organici; parallelamente, occorre prevedere una nuova organizzazione del personale, che abbatta una volta per tutte l’anacronistica separazione tra comparto sicurezza e comparto ministeri, attraverso l’inclusione del personale c.d. civile all’interno dei ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziaria, per realizzare finalmente quella unità di intenti, assolutamente indispensabile al perseguimento della mission istituzionale.

In questo modo, sarà possibile una reale applicazione della normativa penitenziaria offrendo, a chi vorrà coglierla, quell’opportunità di riscatto e di reinserimento nella società civile prevista dall’articolo 27 della nostra Costituzione,  e che le attuali condizioni dei nostri istituti di pena non consentono assolutamente.

 

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