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di Lucio Musolino
I padroni del mare e dei contributi statali per le società di navigazione che collegano la Sicilia con il resto dell’Italia. Il tutto in mano a famiglie che, in un modo o nell’altro, hanno avuto problemi giudiziari.
È questo il sospetto del deputato del Pd Davide Mattiello che, al ministro dei Trasporti Graziano Delrio e al ministero dello Sviluppo economico, ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vendita dell’ex Siremar da parte della “Compagnia delle Isole Spa”, presieduta dall’armatore Salvatore Lauro e di cui è azionista la Regione Siciliana attraverso la società “Mediterranea holding”.

IL RAMO D’AZIENDA (l’ex Siremar) è stato acquisito il 12 aprile scorso dalla “Sns”, la Società di navigazione siciliana Spa che fa capo alle famiglie Franza, Morace, Matacena, La Cava e Genovese. Ed è proprio su questo che Mattiello si pone alcune domande circa l’opportunità di un’operazione che era stata tentata nel 2011 con una fideiussione della Regione Siciliana di circa 30 milioni di euro. Operazione che, però, fu bloccata dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato che considerarono quella fideiussione al pari di un aiuto di Stato.
Passano cinque anni e il progetto si concretizza facendo “entrare - scrive il deputato Mattiello - nelle casse di Sns, in 9 anni, circa 560 milioni di contributi, 50 milioni di sgravi fiscali e 300 milioni di incassi da vendite dirette”.
Nella sua interrogazione, il parlamentare del Pd ricorda che nei confronti dell’ex deputato Francantonio Genovese (fino a poco tempo fa anche lui del Partito democratico, poi passato a Forza Italia) “la Procura di Messina ha ipotizzato i reati di concussione e riciclaggio”, che il signor Vittorio Romano (proprietario della Ustica Line e socio della Sns) “è stato recentemente rinviato a giudizio dall’autorità giudiziaria di Trapani per interruzione del pubblico servizio”.
“Le società riconducibili ai Franza – scrive sempre Mattiello – hanno subito nel passato diverse condanne da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato”.
Oltre al rischio che si venga a creare di fatto una situazione di monopolio dei trasporti in Sicilia in capo alla “Sns” finanziata “interamente con ingenti fondi pubblici”, per il deputato del Pd un punto fondamentale è la presenza nella “Società navigazione siciliana” di alcuni parenti dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, latitante a Dubai dal 2013 per sfuggire a una sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

A QUESTO PUNTO, però, le domande del deputato Mattiello sulla vendita della “Siremar” lasciano spazio all’ipocrisia istituzionale di un governo che grida allo scandalo per un ex deputato che la Procura di Reggio Calabria e il sostituto della Dda Giuseppe Lombardo vorrebbero vedere in carcere e che, invece, trascorre le sue giornate tra i grattacieli emiratini.
Dopo un lungo iter burocratico, infatti, la pratica per l’estradizione di Amedeo Matacena è stata bloccata dal Consiglio dei ministri che il 3 marzo ha rimandato indietro la ratifica del trattato che dovrebbe consentire all’Italia di farsi consegnare il politico dagli Emirati Arabi. Su quel trattato mancava solo la firma del premier Matteo Renzi ma per imprecisate questioni tecniche quella firma non c’è stata.
Il deputato Mattiello aspetta la risposta del ministero per lo Sviluppo economico che, dopo le dimissioni della Guidi, fa capo allo stesso Renzi il quale, oltre chiarire i dubbi sull’acquisizione della Siremar, potrebbe spiegare quali sono le insormontabili “questioni tecniche” che hanno salvato, per l’ennesima volta, Matacena.

IL FATTO QUOTIDIANO del 22 APRILE 2016

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