Venne rapito il 30 luglio 2000, poi ucciso e il cadavere distrutto utilizzando acido
I carabinieri del Comando provinciale di Napoli hanno eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di due indagati affiliati al clan Polverino - Salvatore Cammarota e Carlo Nappi entrambi detenuti per altro (rispettivamente a L'Aquila e Livorno) - in quanto ritenuti gravemente indiziati dell'omicidio e della distruzione del cadavere del giovane Giulio Giaccio, fatti avvenuti a Marano di Napoli il 30 luglio 2000, data a partire dalla quale se ne erano perse le tracce. Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito di appurare che Giaccio, operaio edile, si trovava nei pressi della propria abitazione ed era stato raggiunto dagli indagati che, fingendosi poliziotti, l'avevano costretto a salire a bordo dell'autovettura su cui viaggiavano. La vittima era estranea a contesti di criminalità organizzata, ma gli esecutori del delitto l'avevano erroneamente identificata per un soggetto che stava intrattenendo una relazione con la sorella di uno di loro, che non l'approvava. Pur avendo negato ogni coinvolgimento nella relazione, Giaccio fu ucciso con un colpo d'arma da fuoco ed il cadavere distrutto completamente, utilizzando acido.
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