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Non si trova Vincenzo Inquieto, vivandiere del boss dei Casalesi Michele Zagaria, proprietario dell'appartamento in via Mascagni a Casapesenna (Caserta) dove il 7 dicembre del 2011 l'ex primula rossa del clan dei Casalesi venne catturato dopo 16 anni di latitanza.
Secondo le informazioni in possesso degli inquirenti, si è trasferito da oltre un anno in Romania dove il fratello Nicola ha costruito un impero immobiliare con i soldi del boss, venendo per questo anche condannato (in Appello nel febbraio 2021 ha avuto 14 anni). Oggi Vincenzo Inquieto (che ha pagato il suo debito con la giustizia), in passato condannato con la moglie Rosaria Massa per favoreggiamento al boss ma assolto in un altro processo per associazione camorristica, avrebbe dovuto testimoniare al processo in corso ad Aversa (Caserta), al Tribunale di Napoli Nord, a carico del poliziotto Oscar Vesevo, imputato per la scomparsa della pen drive dal covo in cui fu stanato Zagaria, e che per gli inquirenti - Dda di Napoli - avrebbe contenuto i segreti del capoclan. Il sostituto procuratore della DDA di Napoli, Maurizio Giordano, ha però annunciato la scelta di rinunciare alla sua testimonianza in quanto irreperibile; una testimonianza che appariva fondamentale tanto per l'accusa quanto per la stessa difesa del poliziotto. Giovanni Cantelli, legale di Vesevo (l'agente è imputato per peculato, corruzione con l'aggravante mafiosa e accesso abusivo ad un sistema informatico), si è infatti opposto alla rinuncia, ritenendo che Inquieto, avendo passato con Zagaria gli ultimi periodi prima dell'arresto, potesse una volta per tutte far luce sulla "pen drive dei segreti", ma il tribunale non ha potuto far altro in questa fase che prendere atto della decisione del pm; solo quando finirà l'istruttoria dibattimentale, il tribunale potrà disporre l'esame di Inquieto, qualora lo riterrà indispensabile per arrivare alla sentenza. Inquieto doveva già essere sentito nei mesi scorsi, ma l'udienza era stata rinviata proprio per permettere alla Procura di rintracciarlo in Romania; cosa non avvenuta fino ad oggi, tanto che il pm ha scelto la via breve di non sentirlo. L'udienza è stata rinviata al 22 marzo prossimo, quando saranno ascoltati i funzionari della Polizia di Stato Angelo Morabito e Andrea Curtale, che all'epoca dell'arresto di Zagaria ricoprivano rispettivamente i ruoli di capi delle Squadre Mobili di Caserta e Napoli. Nel processo è stata già sentita un anno fa la moglie di Vincenzo Inquieto; la Massa riferì che il giorno della cattura di Zagaria vide Vesevo, allora alla Mobile partenopea, che prendeva la pen drive incastonata in un ciondolo a forma di cuore della Swarovski, ma aggiunse che la stessa non era del boss ma di proprietà della figlia e che all'interno vi erano solo foto e documenti; sottolineò inoltre come Michele Zagaria non fosse molto pratico nell'utilizzo dei supporti informatici. Per la scomparsa della pen drive finì sotto processo anche l'imprenditore Orlando Fontana, ritenuto colui che avrebbe acquistato per 50 mila euro la pennetta; Fontana fu però assolto perché per i giudici non sarebbe stata raggiunta la prova dell'acquisto.

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