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Dalle prime ore dell’alba, i finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, all’esito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, stanno eseguendo, tra le regioni Campania e Lazio sequestri per oltre 20 milioni di euro nei confronti del commercialista del clan Mallardo.
I beni sottoposti a sequestro sono oltre 100 tra fabbricati, terreni, quote societarie, autovetture e rapporti finanziari riconducibili al commercialista Alfredo Aprofitola, 52 anni, e al suo nucleo familiare. Originariamente, le indagini della procura di Napoli avevano evidenziato come le risorse accumulate nel tempo sarebbero state favorite dal rapporto della famiglia Aprovitola con il clan Mallardo. Inoltre, secondo gli inquirenti Domenico Aprovitola (padre di Alfredo), indicato da numerosi collaboratori come il "tesoriere", veniva considerato un esponente storico del clan Mallardo, riconducendo la sua affiliazione all'epoca della fondazione dell'organizzazione stessa. Il figlio Alfredo laureato in Economia e commercio si occupava della gestione delle varie attività imprenditoriali riconducibili al clan e avrebbe assunto l'incarico di commercialista nei settori immobiliare ed edilizio.
Secondo gli investigatori - le cui ipotesi di reato sono state supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia - Alfredo Aprovitola avrebbe anche partecipato attivamente alle attività del clan di Giugliano, eseguendo operazioni di gestione di capitali illeciti ed estorsive poste in essere da soggetti affiliati all'organizzazione criminale.
L'uomo era già stato arrestato dagli stessi finanzieri del Gico nel 2012 per estorsione aggravata dal metodo mafioso e nel 2013 per concorso esterno in associazione camorristica. Aprovitola, a conclusione delle numerose attività investigative eseguite nei confronti del clan Mallardo, è stato condannato a 7 anni di reclusione per estorsione dalla 4^ sezione penale del tribunale di Napoli con sentenza emessa nel settembre 2020. Le ulteriori indagini di natura economico-patrimoniale, concluse con l'esecuzione degli odierni sequestri, hanno fatto emergere un deficit patrimoniale del nucleo familiare di Alfredo Aprovitola, risultato privo di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio accumulato nel tempo.

Foto © Imagoeconomica

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