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31 marzo 2015
Roma. Dall'azienda florovivaistica in mano al clan camorristico Fabbrocino, all'olio extravergine di oliva prodotto nelle aziende che sembrano fare capo al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro, sono queste le ultime frontiere del business delle agromafie che generano un volume di affari di 15,4 miliardi nel 2014 (+10 per cento). E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l'operazione condotta dalla Dia in Campania che ha portato all'arresto di dodici persone e al sequestro di tre imprese. "Il fenomeno delle "agromafie" - sottolinea la Coldiretti - investe ambiti complessi e articolati, dove il sistema mafioso originato nelle radici antiche delle mafie del latifondo, dei gabellieri e dell'abigeato si è da tempo rigenerato in forme di vera e propria criminalità economica, ad opera di ben strutturati ed invasivi gruppi di interesse con ramificazioni diffuse anche sul piano transnazionale. E' attraverso queste forme di imprenditorialità criminale che viene assicurato innanzitutto il riciclaggio degli illeciti patrimoni che provengono dal traffico di stupefacenti, dal racket e dall'usura, ma vengono anche consolidate le nuove forme di controllo del territorio in cui i soggetti criminali sono veri e propri soggetti economici che operano con i metodi del condizionamento dei mercati e degli appalti, della corruzione dei pubblici funzionari, dello sfruttamento della manodopera clandestina e dell'accesso illecito ai finanziamenti europei e alle altre pubbliche sovvenzioni". Gli interessi criminali, per la Coldiretti, "sono rivolti anche alle forme di investimento nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agro-turistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull'origine e sulla tracciabilita', della macellazione e della panificazione clandestine, dello sfruttamento animale e del doping nelle corse dei cavalli, e lucrano anche sul ciclo dei rifiuti, non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l'ambiente e la salute di tutti noi e delle future generazioni".

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