La donna ha sfidato il clan e la famiglia
6 novembre 20131
La vittima è il fratello del nuovo compagno di Giuseppina Pesce (foto). L’uomo è ferito in iù punti ma non in pericolo di vita.
ROSARNO (Reggio Calabria). L’obiettivo era quello di uccidere il fratello del compagno della pentita Giuseppina Pesce. Per farlo gli attentatori hanno sistemato una bomba a mano sul cancello dell’azienda agricola di Rosarno dove lavora la vittima. L’ordigno è esploso nel momento in cui l’uomo ha azionato il congegno automatico d’apertura. L’obiettivo dell’azione , nonostante le ferite, non è in pericolo di vita. I carabinieri non hanno dubbi: dietro l’attentato c’è la ‘ndrangheta. Volevano colpire trasversalmente Giuseppina Pesce proprio nel giorno in cui a Palmi si sta celebrando il processo a 14 esponenti della cosca Pesce di Rosarno. Una tra le più temibili della Piana di Gioia Tauro. Decimata grazie al pentimento di Giuseppina che non ha esitato di spedire in carcere la sua famiglia, madre, padre e fratelli, rompendo con quel mondo che, nonostante la sua giovane età, 34 anni, l’aveva vista protagonista di episodi e vicende di morte e intimidazioni.
GRANATA - La bomba utilizzata per uccidere l’agricoltore era del tipo a granata. Per gli inquirenti gli attentatori hanno agito tra la notte di lunedì e martedì, collocando con estrema cura l’ordigno in modo tale da colpire la vittima al momento dell’apertura del cancello. Giuseppina Pesce è figlia del boss Salvatore. Arrestata nella primavera del 2010 per associazione mafiosa, dopo sei mesi aveva deciso di collaborare, scaricando accuse su di sé e sui parenti che l’avevano subito disconosciuta. Poi ad aprile del 2011 il colpo di scena: Giusy Pesce si pente di essersi pentita, ritratta tutto, dice di essere stata condizionata e costretta nei precedenti interrogatori. Ma a giugno dello stesso anno «evade» per un giorno dagli arresti domiciliari insieme all’uomo che nella sua vita ha preso il posto del marito Rocco Palaia (in carcere a scontare una condanna per associazione mafiosa).
FIGLIA - Rientra in carcere e qualche settimana dopo chiede di parlare nuovamente con i magistrati della Dda di Reggio Calabria e riprende il discorso del suo pentimento. Si trova però contro la figlia maggiore di sedici anni che vivendo a Rosarno e respirando l’aria della ‘ndrangheta, si ribella all’idea di vivere accanto ad una madre «pentita». «Sappi che ci stai facendo del male e non del bene», le scrive la ragazza. Giuseppina però tira dritto per la sua strada, decisa a farla finita col passato. Con le sue dichiarazioni ha fatto condannare familiari e parenti. Per farla tacere le cosche di Rosarno martedì hanno tentato di uccidere il fratello della persona a lei più vicina.
corriere.it
La vendetta della ‘ndrangheta di Rosarno. Bomba a mano contro il cognato della pentita
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