Dopo tre anni dall’arresto e sessanta udienze di processo, i giudici hanno riconosciuto la decorrenza dei termini
Sono nove gli imputati scarcerati nel processo sulla Camorra per i quali sono scaduti i termini massimi di custodia cautelare. Così, i fratelli Antonio e Luigi Moccia, considerati ai vertici dello storico clan camorristico di Afragola, insieme ad altri presunti affiliati, sono tornati in libertà. Per legge, infatti, il limite è di tre anni. E i tre anni sono passati: tutto è iniziato nel luglio 2022, quando venne eseguita un’imponente ordinanza - circa duemila pagine - che portò, appunto, all’arresto di nove persone. Subito dopo è partito il processo, che ha visto ben sessanta udienze, con tempistiche che si sono dilatate fino a superare la soglia dei tre anni.
Sono stati accolti, dunque, i ricorsi degli avvocati difensori, che hanno calcolato con precisione i tempi processuali e dimostrato che non c’erano stati periodi di sospensione tali da prolungare la custodia cautelare.
Resta il fatto che non si tratta di una libertà totale. Vista la gravità delle accuse e la pericolosità attribuita al clan e al gruppo in questione – accusato di muoversi in settori come lo smaltimento illecito di oli esausti, scarti di macellazione e perfino nei grandi appalti ferroviari e dell’alta velocità – ai nove è stato imposto il divieto di dimora sia in Campania sia nel Lazio, per tenerli lontani dai territori in cui il clan è storicamente radicato.
Unica eccezione per Angelo Moccia che, nonostante la decisione di scarcerazione nel processo che lo riguarda, resta comunque detenuto per un’altra condanna già inflitta a Roma, seppur senza l’aggravante mafiosa.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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