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"L'invito a stare zitta rivolto in udienza al pubblico ministero non può escludersi che fosse effettivamente collegato alla scelta di poter prendere la parola da parte del detenuto Mancuso". È con queste motivazioni che la prima sezione penale della Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento emesso nei confronti di Pantaleone Mancuso, 60 anni, alias "Scarpuni", di Nicotera Marina (Vv), con riferimento alle presunte minacce che il boss avrebbe proferito nel 2016 in video-collegamento nei confronti dell'allora pm della Dda di Catanzaro, Marisa Manzini, nel corso di un'udienza del processo nato dall'operazione antimafia denominata "Black money" all'epoca in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Per la Cassazione, la lettura estensiva "operata nel caso in esame finisce per recuperare al piano sanzionatorio una violazione non prevista come illecito disciplinare e che non è stata sanzionata come reato. L'invito al silenzio, dunque, sia pur tradottosi in un'espressione poco elegante, non dimostra ex se una violazione regolamentare, né una mancata partecipazione all'opera di rieducazione. Anzi, il ricorrente senza indugio - conclude la Cassazione - avrebbe rivolto le sue scuse all'accusa, spiegando che non intendeva recare offesa". Per la stessa vicenda, Mancuso (difeso dagli avvocati Sabatino e Farina) è imputato a Salerno per oltraggio a pm in udienza.

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