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Le indagini rivelano l’ombra del super latitante Matteo Messina Denaro

La maxi inchiesta “Xydi” è approdata in aula per il processo. Secondo l’indagine la mafia agrigentina si stava riorganizzando sotto le direttive del superlatitante Matteo Messina Denaro e del boss ergastolano Giuseppe Falsone, da sempre suo fedelissimo. Il gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro, ha disposto il rinvio a giudizio per nove dei trenta iniziali imputati coinvolti nell'indagine che avrebbe fatto luce sul mandamento mafioso di Canicattì e sui rapporti tra le varie famiglie mafiose che lo compongono. Il mandamento di Canicattì sarebbe stato gestito dall'anziano boss Calogero Di Caro e dall'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea che, dopo essere tornato libero, si era rimesso all'opera con una "consigliori" all'apparenza insospettabile, ossia la sua compagna, l'avvocato Angela Porcello.
La professionista cinquantunenne, cancellata dall'Ordine, avrebbe strumentalizzato la sua attività innanzitutto per incontrare Falsone al 41 bis e veicolare i suoi messaggi dal carcere ma non solo: Angela Porcello avrebbe fatto da "cassiera" del mandamento promuovendo e organizzando una serie di incontri con associati anche di altre province. Nella rete della coppia Buggea-Porcello ci sarebbe stato pure un esperto ispettore di polizia in servizio al commissariato di Canicattì - Filippo Pitruzzella - accusato di concorso esterno in associazione mafiosa: secondo la Dda avrebbe fatto da talpa rivelando indagini riservate sul loro conto e informandoli delle attività di polizia in corso. Due avvocati di Canicattì - Annalisa Lentini e Calogero Lo Giudice - sono, invece, accusati di falso e procurata inosservanza di pena perché avrebbero, insieme alla collega Porcello, falsificato la data di spedizione di una raccomandata al fine di rimediare a un errore nella presentazione dell'atto di appello di una condanna, nei confronti di un cliente della Porcello, che era diventata definitiva. Per i 9 imputati rinviati a giudizio la prima udienza è stata fissata il 23 marzo davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento presieduta da Wilma Angela Mazzara. In diciannove, invece, hanno scelto il rito abbreviato. Per loro l'udienza continua il prossimo 17 marzo con la requisitoria dei pubblici ministeri. L'inchiesta avrebbe pure svelato i componenti della nuova Stidda che si sarebbe contrapposta alla famiglia di Cosa Nostra. Ipotizzate anche una serie di estorsioni, in particolare nel settore delle mediazioni agricole. Un appuntato della polizia penitenziaria, Giuseppe Grassadonio è stato inoltre accusato di rivelazione di segreto di ufficio aggravata perché avrebbe rivelato all'avvocato Porcello il trasferimento in un altro carcere del detenuto Giuseppe Puleri, presunto mafioso vicino, nonché parente, del boss ergastolano Giuseppe Falsone. La posizione di Matteo Messina Denaro è stata stralciata in quanto latitante. Stralciata, per un problema di salute, pure la posizione di Giuseppe Giuliana, nato in Francia, ma residente a Delia, 56 anni.

Foto © Emanuele Di Stefano

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