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chinnici rocco bnPalermo. La sua morte? Mi lascia totalmente indifferente. Queste persone vanno dimenticate, l’unica cosa che meritano è l’obblio. Io porto ancora sulla mia pelle le ferite che mi ha provocato, 15 schegge in testa e una protesi alla mano. Per me Riina era un pezzo di m…, un mafioso come un altro che noi con le fiction e i servizi a lui dedicati abbiamo fatto diventare il capo dei capi. Adesso torna a essere nessuno”. Così Giovanni Paparcuri, l’autista del giudice Rocco Chinnici e unico sopravvissuto alla strage del 29 luglio 1983 di via Pipitone Federico, a Palermo, in cui persero la vita oltre a Chinnici, gli uomini della sua scorta e il portiere dello stabile, commenta con l’Adnkronos, la morte del padrino corleonese, Totò Riina.
“Nella vita si può scegliere da che parte stare – aggiunge Paparcuri che oggi cura il Museo dedicato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che si trova all’interno del Palazzo di giustizia di Palermo -. Riina ha scelto di vivere da latitante, di uccidere innocenti e di portare nella tomba i suoi segreti. Io, invece, ho scelto la giustizia, ecco perché per me lui non era nessuno”. Di una cosa, però, l’unico sopravvissuto alla strage di via Pipitone si dice certo: “La mafia non muore con Riina, non illudiamoci, c’è sempre un ricambio generazionale e forse adesso si aprirà la guerra per la successione. Quello che succederà adesso è tutto da decifrare”.

AdnKronos

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