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montana cassara c letizia battagliaL’editore a giudizio per concorso esterno. La famiglia del poliziotto ucciso ricorda lo stop alla frase sui “Sostenitori della mafia”
di Salvo Palazzolo
«Trentatré anni fa mio padre subì l’umiliazione di una censura dal giornale della sua città, Catania», racconta Dario Montana, fratello di Beppe, il coraggioso capo della sezione Catturandi della squadra mobile ucciso dalla mafia, nel 1985, a Palermo. «Fu censurato il necrologio per il trigesimo. Ecco perché io e mio fratello Gigi ci siamo costituiti parte civile contro Mario Ciancio, il direttore-editore del quotidiano La Sicilia adesso rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa».

Cosa c’era scritto in quel necrologio?
«”Ricordiamo alla collettività il sacrificio di Beppe Montana, Commissario di P.S., rinnovando il proprio disprezzo alla mafia e ai suoi anonimi sostenitori”. L’addetto allo sportello disse che doveva farsi autorizzare per la pubblicazione di quel testo, che non apparve mai».

All’epoca suo padre denunciò la censura, fu anche invitato a parlare del caso a Milano, dal circolo “Società civile” allora presieduto da Nando dalla Chiesa. Arrivò mai una telefonata di spiegazioni da parte di Ciancio?
«Silenzio assoluto. Solo di recente, Ciancio ha iniziato a sostenere che si trattò di un equivoco. E in Cassazione il suo avvocato ha contestato l’ammissibilità del ricorso della nostra parte civile contro il proscioglimento. Tutta questa vicenda mi fa stare ancora male, ripenso a mio padre che ogni mattina prendeva l’autobus per Palermo, nonostante fosse malato, per andare ad assistere alle udienze del maxiprocesso. Non ha mai smesso di chiedere giustizia per suo figlio».

montana beppe docSiete stati la prima parte civile al processo Ciancio, ma avete anche difeso la giudice che aveva emesso la sentenza di proscioglimento per l’editore.
«Quella sentenza, che escludeva il concorso esterno in associazione mafiosa citando a sproposito parole di Giovanni Falcone, era da provvedimento disciplinare per il giudice. Ma avrebbe dovuto aprirlo il Csm, non la politica. In quel caso, era il Movimento 5 stelle a sollecitare l’adozione di un provvedimento, ecco perché convocammo una conferenza stampa».

Adesso anche il Comune ha annunciato la costituzione di parte civile nel processo Ciancio.
«Il sindaco ha detto: “Come previsto dal regolamento per reati di questo tipo”. Ma spero anche per una scelta chiara, perché non abbiamo bisogno di adempimenti formali, questo processo riguarda una vicenda centrale per la città, che continua a essere indifferente e ambigua. È la città del “siamo tutti amici”».

Catania, rispetto a Palermo, quale percorso di consapevolezza ha fatto rispetto al tema mafia?
«Catania continua a essere melmosa. Dominata da una mafia che non ha mai alzato il livello dello scontro con lo Stato, come invece accaduto a Palermo, è ancora la mafia dei salotti buoni. E continua a non essere percepita come un pericolo».

Tratto da: La Repubblica

In foto: Beppe Montana e Ninni Cassarà in uno scatto di Letizia Battaglia

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