24 gennaio 2013
Roma. La cattura Matteo Messina Denaro, storico latitante, capo indiscusso delle famiglie mafiose del trapanese ''non puo' che costituire una priorita' assoluta ritenendosi che, nella descritta situazione di difficolta' di Cosa Nostra, il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, cosi' importanti in questi luoghi, un danno enorme per l'organizzazione''.
Lo si legge nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, l'ultima firmata dal procuratore Piero Grasso oggi candidato con il Pd alle prossime elezioni, riferita al periodo luglio 2011-giugno 2012. ''E' quasi normale che Matteo Messina Denaro'' espressione di uno dei piu' consolidati sodalizi mafiosi operante in provincia di Trapani, quello castelvetranese, si legge nella relazione, ''continui a mantenere il suo stato di latitanza, nonostante l'intensa attivita' di ricerca effettuata nei suoi confronti ormai da molti anni; e' infatti inevitabile che lo stesso goda di una cosi' vasta rete di protezione che, oltre ai tanti soggetti organici a Cosa Nostra, direttamente impegnati in un'efficientissima azione di supporto, coinvolge necessariamente anche una pluralita' di altri insospettabili individui che, seppur estranei ad ambienti criminali, vivono ed operano in un contesto socio-culturale in cui l'adoperarsi in favore di organizzazioni mafiose, o di esponenti di essi, viene avvertito come comportamento dovuto''.
ASCA
