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6 aprile 2012
Palermo. Beni per circa 13 milioni di euro sono stati sequestrati dal Gico della Finanza e dalla Questura di Palermo, su esecuzione di un provvedimento firmato dall'Ufficio Misure di Prevenzione a un imprenditore, Salvatore Cataldo, 63 anni, ritenuto dagli inquirenti come «appartenente, a pieno titolo, a Cosa Nostra» e «segnatamente, alla famiglia mafiosa di Carini». «Il coinvolgimento del Cataldo in Cosa nostra era emerso chiaramente dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Francesco Briguglio e Gaspare Pulizzi - come spiegano gli investigatori - che hanno riferito in ordine al rapporto consolidato e qualificato intrattenuto da Cataldo con i fratelli Pipitone, esponenti di vertice della famiglia mafiosa di Carini. Il convergente apporto di Pulizzi e Briguglio ha fornito gli elementi necessari a qualificare l'inserimento organico di Cataldo nel contesto associativo criminale ed il contributo dallo stesso, stabilmente, prestato». Dalle rivelazioni, debitamente riscontrate dall'attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile della Questura di Palermo, è scaturita l'indagine denominata «Addio pizzo 5» che ha portato all'arresto di altre 62 persone nel 2010. I collaboratori hanno riferito del coinvolgimento di Cataldo nelle attività estorsive della famiglia di Carini, nonchè in gravi fatti di sangue. Si sarebbe reso responsabile dell'occultamento di cadavere di un associato vittima della cosiddetta lupara bianca, Giovanni Bonanno, i cui resti sarebbero stati ritrovati nei primi mesi del 2008 in un terreno di pertinenza di un'impresa di costruzione di proprietà di Cataldo. le indagini hanno permesso l'individuazione e ilsequestro do un patrimonio di circa 13 milioni di euro.

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