Nelle ultime ore è giunta, tramite Interpol, una richiesta di informazioni dall'Italia all'Uruguay riguardante la procedura di adozione di un minore da parte di Nicole Minetti e dell'imprenditore Cipriani. Lo rende noto il media uruguaiano Telenoche. La richiesta - prosegue lo stesso media - include anche informazioni sulla madre biologica del bambino, che risulta scomparsa, e sugli avvocati deceduti legati al caso, oggetto di un'indagine tuttora in corso. L'Uruguay non ha un termine prestabilito per l'elaborazione e la risposta a questo tipo di richieste.
Come ricostruito dal ‘Fatto Quotidiano’ al centro della richiesta di perdono figurava l’adozione di un bambino affetto da gravi problemi di salute, descritto come “abbandonato alla nascita” e privo di legami familiari significativi, una condizione che avrebbe reso particolarmente urgente e necessaria la presenza costante della coppia adottiva per le cure mediche specialistiche.
Secondo quanto ricostruito dai documenti del Tribunale di Maldonado, tuttavia, il minore non risultava un trovatello privo di genitori biologici ancora in vita. Era stato collocato in istituto come misura estrema, per un periodo massimo di 45 giorni, con l’indicazione esplicita di perseguire il riavvicinamento alla madre biologica, che versava in condizioni di indigenza. L’adozione si è conclusa solo dopo un complesso procedimento civile durato tre anni, concluso con sentenza nel febbraio 2023 che ha comportato la decadenza della patria potestà dei genitori naturali.
Nell’istanza si sottolineava inoltre che la malattia del piccolo lo avrebbe di fatto escluso dalle procedure ordinarie di adozione, poiché “nessuno si era fatto avanti”. Emerge invece che già nel 2018 una coppia uruguaiana aveva ottenuto l’idoneità alla pre-adozione proprio per quel bambino, con il quale aveva condiviso un periodo di vita fino al febbraio 2020. Solo a gennaio 2021 le autorità dell’Inau (Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay) avrebbero comunicato a quella famiglia l’affidamento del minore alla coppia italiana formata da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani.
Un altro aspetto contestato riguarda le indicazioni mediche. Nella domanda di grazia si affermava che ospedali italiani di alto livello come il San Raffaele di Milano e l’Ospedale di Padova avessero sconsigliato l’intervento nel nostro Paese, rendendo imprescindibile il trasferimento al Boston Children’s Hospital. I primari dei reparti di neurochirurgia interessati hanno però smentito di aver rilasciato pareri formali in tal senso, precisando che interventi analoghi si effettuano con standard di eccellenza anche in Italia. I difensori di Nicole Minetti hanno successivamente chiarito che si trattava di consulti informali e telefonici.
Sull’evoluzione personale della richiedente, l’istanza descriveva un cambiamento radicale, con i “festini di Arcore” inseriti in un “contesto di vita definitivamente chiuso”. Le verifiche in corso stanno invece valutando eventuali frequentazioni successive alla condanna del 2015, inclusi avvistamenti a Ibiza e in Uruguay che alcuni testimoni assocerebbero a dinamiche simili a quelle passate.
Riguardo al compagno Giuseppe Cipriani, presentato come imprenditore “normoinserito” e impegnato in attività filantropiche, dagli Epstein Files risulta che egli avesse ricevuto finanziamenti da Jeffrey Epstein, con rapporti che includevano ospitalità e scambi di favori.
Le attività di volontariato citate a sostegno della riabilitazione sociale – presso Lilt, Caritas e altre realtà – risultano, secondo le prime ricostruzioni, di durata limitata o interrotte: alla Lilt non è stata rinnovata la disponibilità dal giugno 2025, mentre presso la Casa della Carità il percorso non è mai decollato.
Un ulteriore elemento di discrepanza emerge dal referto medico di aprile 2025 citato nell’istanza, che segnalava “forte preoccupazione per una possibile recidiva” e ostacoli legati ai servizi sociali. Un controllo successivo effettuato dalla stessa struttura di Boston a dicembre 2025 – dopo il deposito della domanda – ha invece definito i risultati “rassicuranti”, senza peggioramenti e con necessità limitate a visite di routine ogni sei mesi.
La sentenza Uruguaiana
La sentenza uruguaiana di adozione del 2023 elenca con precisione i requisiti di idoneità della coppia (stabilità economica, esami psicologici, patrimonio), ma omette del tutto la condanna di Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione e i problemi fiscali di Giuseppe Cipriani, elementi che in genere rappresentano ostacoli alle adozioni internazionali. A Pan de Azúcar, in una modesta abitazione, vivono Julio e Leydi, la coppia uruguaiana che aveva accolto il bambino per quasi due anni dopo aver superato rigorosi accertamenti. Leydi si era addirittura licenziata da un’azienda convenzionata con l’Inau per evitare conflitti di interesse. Dopo il silenzio calato sull’iter, il minore è stato loro sottratto e affidato alla coppia italiana senza comunicazioni formali preventive. Alla richiesta di spiegazioni, l’ente ha offerto loro un altro bambino, ricevendo la risposta: “Io ero andato per lui, non per un altro bambino”.
Queste incongruenze hanno acceso l’attenzione della magistratura. Il sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Brusa ha annunciato accertamenti ampi, inclusi quelli sui due cadaveri carbonizzati rinvenuti il 15 giugno 2024 nella casa vacanze di Garzon in Uruguay: uno era quello dell’avvocata Mercedes Neto, difensore d’ufficio della madre biologica del bambino, l’altro del marito. Le indagini uruguaiane ipotizzano il duplice omicidio, mentre in Italia si procede anche per verificare la scomparsa della madre naturale avvenuta a febbraio.
La Procura generale ha acquisito il fascicolo del Tribunale di Sorveglianza su Nicole Minetti, che prima della grazia doveva espiare tre anni e undici mesi, e sta esaminando il carteggio dell’adozione, con particolare attenzione agli atti uruguaiani. Sono in corso verifiche su conti correnti, spostamenti della coppia (attualmente in Uruguay) e testimonianze relative a presunti episodi di reclutamento di ragazze, tra cui una denuncia presentata a Milano da una giovane americana nel 2025.
“È doveroso, da magistrato, controllare tutto”, ha dichiarato Gaetano Brusa, ricordando che né il Ministero della Giustizia né il Quirinale hanno sollevato obiezioni al parere della Procura generale. Se dovessero emergere falsità negli atti allegati alla domanda di grazia o condotte non coerenti con quanto dichiarato, il Colle sarebbe pronto a valutare la revoca del provvedimento.
Fonte: il Fatto Quotidiano
Foto © Imagoeconomica
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