La presidente moldava Maia Sandu accusa la Russia per il vantaggio risicato
"Sostieni la modifica della Costituzione in vista dell'adesione della Repubblica di Moldova all'Unione europea?" È questo il quesito a cui il 50,28% dei moldavi hanno risposto "Sì". Poco più della metà degli elettori hanno approvato il principio di adesione del Paese all'Ue: dopo un lungo vantaggio del "No" al referendum, il "Sì" ha preso il sopravvento. Il vantaggio risicato è arrivato grazie ai voti della diaspora, poche migliaia, dopo che il 99% delle schede elettorali sono state conteggiate.
Un "sogno europeo", ha detto la presidente Maia Sandu (in foto), che ha subito puntato il dito verso la Russia accusandola di presunte cospirazioni.
"Gruppi criminali, agendo di concerto con forze straniere ostili ai nostri interessi nazionali, hanno attaccato il nostro Paese con decine di milioni di euro, bugie e propaganda", ha dichiarato la presidente, commentando i risultati dell'atteso referendum. Prima del voto, era stato svelato un massiccio sistema di compravendita di voti, che ha preso di mira fino a 300 mila persone nel Paese di 2,6 milioni di abitanti. Di fronte a queste "gravi accuse", il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, ha chiesto "prove", denunciando "anomalie" nello spoglio e nel conteggio dei voti.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha lodato il voto positivo della Moldavia verso l'Ue e la vittoria di Maia Sandu al primo turno delle elezioni presidenziali, dove ha ottenuto il 42% dei voti. Tuttavia, Sandu si trova ora ad affrontare un secondo turno contro Alexandr Stoianoglo, un candidato filorusso che ha raccolto il 26% dei voti. Analisti critici sostengono che il governo di Sandu ha trascurato le questioni socioeconomiche in uno dei paesi più poveri d'Europa, aggravato dall'inflazione e dalla riduzione delle forniture di gas russo. Inoltre, la polarizzazione politica e le preoccupazioni legate alla guerra in Ucraina hanno influenzato negativamente il referendum sull'UE, con alcuni moldavi che vedono l'avvicinamento a Bruxelles come un rischio di coinvolgimento nel conflitto.
