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L’Associazione Vittime del Dovere sta seguendo con particolare attenzione l’iter parlamentare del Progetto di Legge 2435 “Delega al Governo per l'efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d'appello” e ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, alla Commissione Giustizia e ai gruppi parlamentari della Camera dei Deputati alcune osservazioni, redatte dall’Ufficio legale, nella speranza di dare voce alle necessità, di giustizia e di certezza della pena, invocate dai familiari delle centinaia di Servitori dello Stato immolatisi per la Nazione.
Occorre premettere che il testo, presentato il 13 marzo 2020, prevede una riforma del processo penale che dovrebbe assicurare la celere definizione dei procedimenti nei giudizi di impugnazione, a seguito del blocco della prescrizione del reato dopo il primo grado, ottenuto con la Legge n. 3/2019.
L’esame del disegno di legge-delega ha visto un’accelerazione a seguito dell’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che prevede un pacchetto di riforme e investimenti necessari per poter ricevere dall’Unione Europea le sovvenzioni a fondo perduto istituite a seguito della crisi pandemica.
Tuttavia, tale febbrile necessità di riforma, sollecitata da questioni finanziarie, impone l’obiettivo della riduzione del 25% dei tempi del giudizio penale e tale “corsa all’oro” fa temere l’adozione di provvedimenti frettolosi, finalizzati ad una riduzione dei tempi, senza un’adeguata valutazione delle tante variabili che incidono sull’attuale durata dei procedimenti e privi di congrua condivisione a livello parlamentare.
Presa visione del testo licenziato dal Consiglio di Ministri su proposta del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, non possiamo esimerci da sollevare i seguenti rilievi.
Con le proposte emendative governative sono stati introdotti importanti istituti che, a nostro parere, non solo non porteranno ad alcun concreto beneficio ai fini della rapida definizione dei processi ma, diversamente, colpiranno fortemente il principio di certezza della pena e avranno ripercussioni sull’effettiva funzione rieducativa della pena.

In primis l’inserimento di pene sostitutive delle pene detentive così divise:
• pena applicata entro i 4 anni: semilibertà o detenzione domiciliare
• pena applicata entro i 3 anni: lavoro di pubblica utilità
• pena applicata entro 1 anno: pena pecuniaria o lavoro pubblica utilità

Tale scelta, vincolata alla pena effettivamente inflitta e non anche alla natura dei reati, così come ai limiti di pena edittale, necessita sicuramente di parametri molto stringenti. Il semplice richiamo alla conseguente necessità di disciplinare il potere discrezionale del giudice, senza altra previsione, fa sorgere non pochi dubbi.
Senza dimenticare che, sul calcolo della pena da comminare nel caso concreto, influiscono anche le riduzioni per la scelta del rito alternativo, oltre che numerosi altri parametri che possono, de facto, ampliare il novero dei reati, anche gravi, che rientrano nei 4 anni di pena.
Non considerando, poi, le ulteriori previsioni circa l’ampliamento dei reati per cui è prevista la messa alla prova (esteso a reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a 6 anni) e l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (passando dalla pena nel massimo di 5 anni alla pena nel minimo di 2 anni).
Pertanto anche i reati con una pena edittale superiore ai 5 anni di pena, astrattamente, rientrano nel novero dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.
Le opportunità di intervento sugli aspetti sopra evidenziati sono plurime, sia in ordine al catalogo di reati che ab origine non possono usufruire del regime delle pene sostitutive, sia in ordine ai criteri a cui vincolarne la fruizione.
Infine, preoccupazione oltre misura desta la scelta di introdurre l’improcedibilità del giudizio d’Appello e di quello in Cassazione per mancato rispetto dei termini, rispettivamente di due e un anno.
Data l’attuale situazione della giustizia - frutto del carico di lavoro accumulato in molti anni – il timore è che l’improcedibilità possa cadere come una tagliola su molti procedimenti con enorme danno per la tutela del diritto delle Vittime e dei loro familiari, che vedranno respinta la propria richiesta di giustizia.
Sul punto quindi non si può che chiedere un intervento volto ad eliminare le ipotesi di improcedibilità legate al semplice decorso di un termine.
Molte sono le azioni che potrebbero influire positivamente su una più rapida definizione dei procedimenti, quali maggiori investimenti in personale e strutture, visto che le Corti d’Appello sono attualmente oberate e sotto organico.
Di contro si teme che, con le misure che si propongono, le impugnazioni saranno stimolate proprio al fine di sfruttare le attuali “debolezze” del sistema giustizia e gli effetti concreti consisteranno nel vanificare il lavoro compiuto dalla polizia giudiziaria e dai magistrati oltre a frustrare le istanze di giustizia delle Vittime e di sicurezza di tutti i consociati.
Certamente non confortano le parole del Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, che proprio in merito alla riforma continua a ribadire che l’Italia non può perdere “il treno del Recovery”, tuttavia riconoscendo che le riforme proposte sono “esigenti”.
Tutto quanto sopra esposto assume maggiore gravità se si considera come il testo emendato dal Consiglio dei Ministri andrà poi ad influire in maniera determinante su una legge che, in conclusione, delegherà il Governo ad attuare delle riforme importanti e pervasive in una materia, quale quella penale, ove vige una riserva di legge tendenzialmente assoluta che richiede invece il più ampio consenso parlamentare.
Per queste ragioni abbiamo ritenuto importante presentare una relazione contenente specifiche osservazioni anche alla luce della mancata istituzione, nonostante le nostre reiterate sollecitazioni, presso il Ministero della Giustizia di un tavolo di lavoro che rappresenti le sensibilità, le motivazioni e gli interessi delle Vittime.
“Speriamo che le nostre riflessioni siano degne della dovuta considerazione poiché sottendono ragioni avvalorate da necessità di giustizia e ricerca della verità che animano i familiari delle Vittime del Dovere, alla luce del sacrificio, spesso consapevole, di quanti hanno garantito responsabilmente sicurezza, legalità e democrazia nel nostro Paese” dichiara il Presidente Emanuela Piantadosi “Le proposte di modifica devono tuttavia preoccupare tutti i cittadini perché i procedimenti penali vedranno un moltiplicarsi di impugnazioni e strategie dilatorie che finiranno, con il semplice passare dei due anni, con il vanificare tutti gli sforzi compiuti da Magistratura e Forze di Polizia per assicurare alla giustizia coloro che si sono macchiati di reati, anche gravissimi".

Foto © Imagoeconomica

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