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L'Italia inverta totalmente la politica con i governanti libici

Azione Civile, movimento politico fondato e presieduto dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, sostiene ed aderisce alla mobilitazione per la liberazione dei diciotto pescatori di Mazara da oltre un mese e mezzo prigionieri in Libia, a partire dal sit in indetto dall’Usb il 16 ottobre davanti la prefettura di Catania.

Condanniamo fermamente i silenzi e il prostarsi del governo italiano ai giochi politico-militari delle fazioni che si contendono il governo della Libia. E va respinto con forza e altissimo sdegno, cosa che finora non è accaduto, il ricatto che il governo di Bengasi ha proposto all’Italia: lo scambio con 4 scafisti libici arrestati in Italia e condannati dal tribunale di Catania per la “strage di ferragosto” 2015. Una strage che uccise 49 migranti, gli scafisti libici impedirono alle persone rinchiuse nella stiva di salire sul ponte colpendole con calci, pugni e cinghiate e la mancanza d’aria nella stiva fu la prevalente causa della loro morte. In Libia, anche in nome e per conto degli interessi geo-politici ed economici dei governi occidentali e delle multinazionali petrolifere, ormai dominano clan e cricche varie. Sostenute e finanziate anche per il controllo dei flussi migratori, un controllo imposto con lager e presunte guardie costiere che, in realtà, sono solo braccia armate di scafisti e mafia. Fatti gravissimi su cui l’Italia ha gravissime e vergognose responsabilità da troppi anni e che, rimasti intatti con i governi successivi (dal Conte 1 Lega-5 Stelle al Conte 2 5 Stelle-Pd-Leu), hanno raggiunto l’apice con il trattato firmato dall’allora Ministro dell’Interno Minniti.

Un anno fa abbiamo espresso la nostra solidarietà ai giornalisti Nancy Porsia e Nello Scavo, minacciati per le loro inchieste sui traffici e sui crimini del boss libico Bija e sulla complicità e sostegno italiani. In questi giorni Bija è stato finalmente arrestato, nel totale silenzio dell’attuale governo e della sedicente opposizione contro “il business dell’immigrazione”. Formula propagandistica buona solo ad ammantare la persecuzione dei migranti per loro consenso e interessi politici, come dimostra la realtà oggettiva che l’attuale legislazione italiana sull’immigrazione dalla legge Bossi-Fini del 2002 ai decreti Maroni del 2011, quelli che istituirono i Cas contro cui ora fanno finta di scagliarsi in Parlamento e nei territori (in realtà attaccando e scatenando campagne contro i migranti e non contro chi veramente lucra e sfrutta).

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