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Messico prepara nuove denunce per contrastare il traffico di armi illegali in arrivo soprattuto dagli Stati Uniti. Lo ha detto il ministro degli Esteri del Messico, Marcelo Ebrard (in foto), in una breve dichiarazione alla stampa a Los Angeles: "Abbiamo già presentato una denuncia, ne stiamo preparando altre", ha detto senza fornire ulteriori dettagli. Una prima causa, corposa, è stata già depositata presso un tribunale del Massachussetts, con una udienza preliminare tenuta a metà aprile.

Intanto il giudice distrettuale americano F. Dennis Saylor sta valutando se un governo straniero - nello specifico il Messico - ha diritto a citare in giudizio negli Stati Uniti produttori di armi per danni commessi fuori dagli states. Il giudice, che ha comunque rimandato di alcune settimane la decisione, ha fatto notare che questa decisione potrebbe spingere altri stati esteri a chiedere danni per i danni creati dalle armi in giro per il mondo, evocando i reati commessi dalla mafia siciliana, gli attacchi del gruppo Hamas in Israele o la difesa che gli ucraini oppongono ai russi, con armamenti Usa.

La denuncia colpisce sei produttori di armi americani
Il Messico ha denunciato le imprese di armi con base in Usa di "negligenza" nella vendita dei loro prodotti alla criminalità organizzata. Si parla di circa mezzo milione di armi che entrano ogni anno in modo illegale in Messico, e per il quale il Paese latino chiede un risarcimento di dieci miliardi di dollari.

Alejandro Celorio, consulente legale del ministero degli Esteri del Messico, ha spiegato in conferenza stampa che il governo ha intenzione di portare fino in fondo la causa, ed essere pronto al ricorso nel caso il processo non dovesse essere istruito. Inoltre i legali messicani hanno sottolineato il fatto che non si tratta di una causa basata su supposizioni, ma sulla "realtà" di un mercato che sarebbe consapevole del destino finale delle armi. E che se altri Paesi volessero percorrere la stessa strada dovrebbero essere in grado di raccogliere elementi analoghi, e senza che ci siano elementi politici di mezzo.

Il Messico accusa le aziende di comportamento "negligente" nelle operazioni di vendita, tale da alimentare più o meno direttamente le forniture alle bande criminali che imperversano sul proprio territorio. La denuncia era stata presentata dal ministro degli Esteri Marcelo Ebrard come "parte della più ampia strategia del governo contro la criminalità organizzata" e riprende un tema da sempre caldeggiato dal Paese latino. L'iniziativa riguarda "i sei fabbricanti con base negli Usa le cui armi si trovano con maggior frequenza in Messico, Smith & Wesson, Beretta, Century Arms, Colt, Glock e Ruger". A queste vanno aggiunte Barreto, "il cui fucile di precisione calibro .50 è un'arma da guerra apprezzata dai cartelli della droga" e la Interstate Arms, venditore all'ingrosso dell'area di Boston, attraverso cui tutti i produttori indicati, tranne uno, commercializzano i prodotti negli Usa. Secondo il governo del Messico, tra il 70 e il 90 per cento delle armi che entrano nel Paese vengono dagli Stati Uniti, circa 340 mila armi all'anno. Il Messico accusa le aziende di mettere deliberatamente in pratica azioni per la diffusione illegale delle armi, come lavorare con distributori corrotti, progettare e pubblicizzare armi che siano appetibili dai cartelli. I produttori, accusa ancora il Messico, sanno della fine che fanno le armi vendute a intermediari, persone con licenza che si prestano alla rivendita dei prodotti oltre confine. Secondo il governo messicano, tra il 2010 e il 2019 le richieste di licenze per porto d'armi sono aumentate di oltre il 18 per cento negli stati di frontiera, puntellati da oltre dodicimila negozi per la vendita, contro un calo registrato negli altri stati.

Foto © Casa de América

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