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L'inchiesta pubblica sul fatto che lo Stato maltese abbia o meno applicato le adeguate misure per prevenire l'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia - uccisa da un'autobomba nell'ottobre 2017 - si concluderà entro il 15 luglio. A dirlo è stata l'autorità giudiziaria di Malta in un comunicato emesso questo pomeriggio.
La commissione d'inchiesta - attualmente presieduta dal giudice in pensione Michael Mallia, da Joseph Said Pullicino e dal giudice in carica Abigail Lofaro - è stata istituita nel dicembre del 2019 dopo che il governo locale aveva dato il via libera alla sua formazione a seguito di un'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che nel giugno 2019 aveva approvato a stragrande maggioranza una risoluzione che chiedeva al governo di Malta di istituire "al più presto, entro tre mesi, un'inchiesta pubblica indipendente al fine di garantire l'adempimento degli obblighi derivanti dall'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo”.
Durante i suoi 19 mesi di attività gli inquirenti hanno ascoltato una vasta gamma di testimoni tra cui l'ex primo ministro Joseph Muscat, i membri della famiglia Caruana (chiamati a testimoniare nel dicembre 2019), investigatori, politici e giornalisti. Inoltre la commissione ha ascoltato i rapporti sulla scena del delitto e di come la giornalista fosse stata minacciata e perseguitata prima dell'omicidio.
L'avvocato dello Stato Chris Soler ha rappresentato lo Stato nel procedimento davanti alla corte, mentre gli avvocati Jason Azzopardi e Therese Comodini Cachia hanno assistito la famiglia di Caruana Galizia.
All'inizio c'era stato un disaccordo tra la famiglia Caruana in merito alla composizione della commissione e sui termini di riferimento dell'indagine i quali comprendevano originariamente soltanto la disponibilità dello Stato Maltese di poteri investigativi efficaci per il contrasto al crimine.
Inoltre la commissione avrebbe dovuto stabilire se Malta fosse stata in qualche modo in grado di evitare lo stato di impunità poiché c'erano stati molti reati irrisolti.
I termini si sono successivamente allargati e l'inchiesta è stata ridimensionata per stabilire se lo Stato abbia "causato" un reale rischio immediato per la vita di Caruana Galizia.
Il primo ministro Joseph Muscat ha parlato davanti ai giudici per circa cinque ore, iniziando la sua testimonianza scagliandosi contro la commissione d'inchiesta per essere andata, a suo avviso, oltre i loro termini di riferimento; l'ex ministro dell'Energia, Konrad Mizzi si è rifiutato di rispondere alle domande, pur insistendo sul fatto di non essere coinvolto nell'omicidio; e l'ex capo dello staff Keith Schembri ha testimoniato, ammettendo di sapere che Yorgen Fenech - uomo d'affari maltese i cui interessi principali sono casinò e hotel - era una persona interessata all'omicidio da circa un anno prima del suo arresto.

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