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Il presidente francese ha dichiarato di essersi recato in Ruanda per riconoscere le “responsabilità” della Francia nel genocidio del 1994 a Kigali.
“Riconoscere questo passato significa anche proseguire l’opera di giustizia”, ha detto Macron sottolineando il bisogno di impegnarsi affinché “nessuna persona sospettata di crimini del genocidio possa sfuggire al lavoro dei giudici” e che la sua visita è la “tappa finale della normalizzazione delle relazioni” tra lo Stato francese e Ruanda.
E poi ancora, la Francia “non è stata complice” del genocidio ma ha avuto "un ruolo, una storia e una responsabilità politica” ha detto Marcon, ribadendo che “gli assassini che hanno infestato le paludi, le colline, le chiese non avevano il volto della Francia. Il sangue colato non ha disonorato le sue armi, né le mani dei suoi soldati".
Infine il presidente ha detto che la Francia ha il “dovere” di “guardare la storia in faccia” e di “riconoscere la parte di sofferenza che ha inflitto al popolo ruandese facendo prevalere per troppo tempo il silenzio rispetto alla ricerca della verità. Parigi non ha capito che volendo ostacolare un conflitto regionale o una guerra civile rimaneva al fianco di un regime che stava attuando un genocidio”.

Foto © Imagoeconomica

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