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los zeta ostaggioAttenzione! Immagini forti
di Lucia Capuzzi per
Avvenire
Trovati 4600 resti umani
Il fazzoletto di terra e rocce si estende per 56mila metri quadrati. La superficie di una dozzina di campi da calcio. A differenza di questi ultimi, però, la zona di El Patrocinio è un rincorrersi di anfratti. Questo spiega perché ci sia voluto tanto - un anno e mezzo - per esaminare tale frammento di deserto del Coahuila, nel nord est del Messico. Gli esiti sono arrivati solo ora e sono sconvolgenti. Sotto la terra arida, i periti hanno ritrovato 4.600 resti umani. Pezzi di corpi anonimi appartenenti a persone catturate e assassinate dai narcos. Non è la prima volta che il Messico si imbatte in una fossa comune. Mai prima, però, se n’ era trovata una di queste dimensioni. El Patrocinio è il più grande cimitero clandestino mai scoperto negli ultimi dieci anni di conflitto. Una guerra invisibile tra gruppi criminali rivali che si battono fra loro con l’ aiuto di pezzi di istituzioni corrotte. Senza la connivenza statale non si spiegano tragedie come quelle di El Patronicio. Né si capisce come mai siano stati i familiari disperati ad effettuare la macabra scoperta. Le autorità per anni avevano fatto finta di non vedere. Eppure, diversi abitanti della comunità di El Patrocinio avevano rivelato gli strani movimenti di camionette blindate alla periferia del villaggio, tra il 2007 e il 2012.

I veicoli arrivavano nella notte, si fermavano qualche ora poi sparivano, lasciandosi alle spalle della terra smossa. Spesso, durante le scorribande, si sentivano grida strazianti e lamenti. «Sono quelli dell’ ultima lettera», sussurrava la gente. Meglio ricorre ad un eufemismo che pronunciare, nemmeno a bassa voce, il nome Los Zetas. La sola parola evoca terrore. Alcuni avevano, comunque, vinto la paura e fatto presente il luogo alle forze dell’ ordine: nessuno aveva fatto nulla. Nel frattempo, le persone continuavano a scomparire. Uno alla volta o a gruppi di dieci, venti, cento. O più. Il 18 marzo 2011, un commando de Los Zetas entrò nella comunità di Allende e portò via tutti i trecento abitanti. Nessuno li vide più. Secondo cifre ufficiali, in tutto il Paese, il numero degli scomparsi supera quota 28mila. Il Coahuila - secondo il Centro Fray Juan de Larios, fondato dal coraggioso vescovo di Saltillo, don Raúl Vera - è tra i primi “buchi neri”. Data l’ inerzia delle forze dell’ ordine, i parenti dei desaparecidos si sono improvvisati investigatori e hanno organizzato una serie di squadre di ricerca. A una di queste ultime - il gruppo Vida - si sono rivolti gli abitanti di El Patrocinio. Immediatamente, i pseudo-inquirenti si sono messi all’ opera, pala e piccone in mano.

Nell’aprile 2015 sono stati scoperti i primi frammenti ossei. Di nuovo, le autorità non si sono mosse. I familiari sono andati avanti, con l’ aiuto di alcuni esperti. Per diciotto mesi hanno preso permessi dal lavoro e investito i magri risparmi per continuare gli scavi. Alla fine, le indiscrezioni hanno lasciato il posto a un’ atroce verità. Los Zetas - a lungo gruppo dominante nella regione - hanno impiegato El Patronio come campo di sterminio per anni. Fino a quando non si sono ritirati dallo Stato, incalzati dai cartelli di Sinaloa e del Golfo. Dopo un estenuante “tira e molla”, perfino la Procura ha dovuto ammettere l’ evidenza e ha aperto un’ indagine. Non sarà facile, però, dare un nome e un’ identità ai 4.600 “pezzi” in cui sono stati ridotti centinaia e centinaia di esseri umani. Tanto più che potrebbe trattarsi di migranti centroamericani, come ha denunciato padre Alejandro Solalinde, tra i più noti attivisti per i diritti umani. Ogni anno, svaniscono nel viaggio verso gli Usa almeno 20mila irregolari. Rapiti dai narcos. In primis Los Zetas, a cui si deve il copyright dei sequestri di migranti. Le altre bande li hanno prontamente imitati. Risultato: la narcoguerra ha trasformato il Paese in un’ immensa fossa comune. Per centroamericani e messicani. Padre Solalinde pronunciò queste parole nel 2013. El Patrocinio dimostra che non si trattava di illazioni.

clan las zetas omicidi

Nella foto: cinque cadaveri con teste, braccia e gambe troncate e collocate accanto al torso sono stati trovati oggi dalla polizia messicana alla periferia di Culiacan, capitale dello Stato di Sinaloa, a ridosso con la frontiera Usa. Lo hanno reso noto i media locali. Accanto ai corpi smembrati, è stato trovato anche uno striscione in cui il cartello dei Los Zetas sfida il boss di quello di Sinaloa, Joaquin ‘El Chapo’ Guzman, avvertendolo: ‘Non controlli lo Stato di dove sei originario, figurati se puoi controllarne un altro’. Il messaggio è siglato ‘Z40′, cioé Miguel Angel Trevino, il n.2 dei Los Zetas - la gang di narcos piu’ sanguinaria del Messico in ‘guerra’ da tempo con quella di Sinaloa, la piu’ potente - che, inoltre, accusa ‘El Chapo’ di essere ‘un informatore della Dea’, l’agenzia antinarcotici Usa. Il quotidiano ‘El Universal’ rivela oggi che la Dea ha appena arrestato a Laredo, Texas, due militari Usa, presumibilmente assoldati dai Los Zetas per uccidere dei loro rivali in un fattoria della zona. Il giornale, citando fonti della giustizia Usa, precisa che i due militari, un tenente ed un sergente dell’esercito, ‘avevano offerto addestramento militare a quelli che ritenevano membri’ di tale cartello.

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