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papa francesco5Il richiamo di Francesco: attenti a non farsi tentare dal dio denaro
Andrea Tornielli
Se un convento si trasforma in hotel deve pagare le tasse. Parola di Francesco. Il Papa ne ha parlato nel corso di una lunga intervista con l’emittente cattolica portoghese Rádio Renascença. Rispondendo a una domanda della giornalista Aura Miguel sull’accoglienza agli immigrati, Francesco ha detto che «Ci sono conventi che sono quasi vuoti».

Accoglienza e business
Gli è stato ricordato che già due anni fa, nel corso della sua visita al Centro Astalli, aveva fatto un appello perché si aprissero a poveri e rifugiati. «Quattro solamente - ha risposto il Papa - Uno dei gesuiti. Hanno fatto molto bene i gesuiti. Ma il problema è serio. E c’è anche la tentazione del dio denaro». A questo proposito, Bergoglio ha aggiunto: «Alcune congregazioni dicono: “No, ora che il convento è vuoto, facciamo un hotel, un albergo, e possiamo ricevere gente, così ci manteniamo e ci guadagniamo”. Ebbene, se vuoi fare questo, paga le tasse. Una scuola religiosa non le paga perché il religioso è esente dal pagarle, ma se lavora come hotel, che paghi le tasse, come qualsiasi altra persona. Sennò l’attività non è molto sana».
Un invito preciso dunque a pagare la tassa sugli immobili o sulla parte di immobili che svolgono attività commerciali. La normativa fiscale delle strutture legate alla Chiesa ha subito diversi mutamenti. Dall’esenzione totale, si è passati prima ad una non imposizione nel caso in cui l’attività alberghiera o commerciale fosse accompagnata anche da un’attività religiosa. Poi, per rispondere alle sollecitazioni dell’Unione europea, il governo Monti aveva ribadito che l’Ici-Imu andava pagata per gli edifici ecclesiastici dedicati ad attività commerciali, prevedendo una tassazione in base al calcolo delle superfici per quella parte di edifici dedicati ad attività commerciali ma inseriti in un contesto di attività diverse. Dal 2012 è prevista l’esenzione per le strutture in cui si svolgono attività con modalità non commerciali, nel caso cioè in cui i servizi vengano offerti gratuitamente o a un pezzo inferiore alla metà di quello di mercato nella zona.
I radicali hanno salutato con soddisfazione le parole di Papa Francesco, definendole «la migliore risposta alle nostre denunce». Il presidente del partito, Riccardo Magi, ha dichiarato: «Ovviamente tutte le strutture dichiarano di fare attività non commerciali», affermando che l’evasione, secondo i calcoli dei radicali, si aggirerebbe sui 20 milioni di euro nella sola Roma.
È significativo però che Francesco abbia ricordato come «la scuola religiosa» non debba pagare le tasse. Come si ricorderà, lo scorso luglio la Cassazione ha imposto il pagamento dell’Ici a due scuole paritarie di Livorno (arretrati Imu/Ici dal 2004 al 2009). Una sentenza definita «pericolosa» e «ideologica» dal segretario della Cei, il vescovo Nunzio Galantino: «Non ci si rende conto del servizio che svolgono gli istituti pubblici paritari». Con la stessa forza, qualche settimana prima, il numero due della Conferenza episcopale italiana aveva chiesto di «non sparare sul mucchio», invitando quanti fossero a conoscenza di casi di evasione a denunciarli, e assicurando il suo sostegno. Come a dire: nessuna tolleranza per chi evade se ci sono strutture di proprietà religiosa che non pagano il dovuto, ma una difesa della natura di servizio sociale, in molte situazioni insostituibile, fornito da tante strutture della Chiesa.

Tratto da: La Stampa

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