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medina-funeraledi Omar Cristaldo e Jorge Figueredo* - 13 febbraio 2015
Intervista a Pablo Medina, dieci anni prima di venire ucciso già parlava della mafia regionale

Dieci anni, tanto è passato da quel 16 Gennaio dove abbiamo parlato con il giornalista Pablo Medina Velázquez, recentemente ucciso dalla mafia. Era esattamente il 2005. Diverse le questioni affrontate in tale occasione riguardanti la mafia ed il crimine organizzato nella zona dove lui svolgeva la sua professione di giornalista di ABC Color, ad Asunción. Pablo è il fratello di un altro martire del giornalismo paraguaiano: Salvador Medina. Precisamente, il 5 gennaio del 2015, ricorreva il 14º anniversario dal suo assassinio per mano del crimine organizzato.  
Pablo Medina era un uomo impegnato nel suo lavoro di informazione, ma soprattutto di denuncia nel rivelare le attività illecite dei narcotrafficanti, dei trafficanti di legnami, di armi e veicoli, e degli individui che distruggono i boschi, inquinano con gli agro-tossici i fiumi ed i ruscelli, e soprattutto dei sicari e dei mafiosi che proliferano nel Dipartimento di San Pedro e di Canindeyú, nei distretti di Capiibary, Curuguaty, Villa Ygatimi, Itanará, e Ypejhú, dove, forti dell’appoggio del potere politico, uccidevano chiunque avesse interferito rispetto ai loro affari. E quegli omicidi rimanevano impuni sempre grazie alla copertura che i criminali ricevevano da funzionari della polizia e della giustizia.
basta de mafia muerteNonostante le minacce di morte e le intimidazioni costanti subite durante la propria vita da parte di individui della mafia regionale, dove lui svolgeva il suo lavoro, Pablo rimase fedele ai suoi principi nello svolgimento del lodevole lavoro giornalistico di smascherare i criminali con nomi e cognomi e non si scoraggiò mai né indietreggiò di un passo nella sua nobile lotta per la verità e la giustizia. Al contrario, sempre proseguì sulla sua linea con coraggio ed integrità ammirabili.  
In questa intervista che risale al 2005 Pablo ci descrive i problemi sia umani che derivanti dal crimine organizzato che colpiscono Capiibary ed il Dipartimento di Canindeyú. Ci parla anche della mancanza di giustizia, dell'impunità, della connivenza dei politici con la mafia, della mancanza di rispetto. Racconta del poco valore che si da alla vita, di come si fomenta la distruzione dell'ecosistema. Ma inoltre, fa i nomi e i cognomi di alcuni padrini della mafia di Curuguaty. Alcuni di loro oggi sono facoltosi commercianti e grandi signori solo in apparenza mentre in realtà sono criminali dediti al traffico di droga. Delinquenti che non sono mai stati processati dalla Giustizia.  
Pablo ci fornisce una diagnosi della terribile realtà criminale della zona. Oggi, dopo il suo omicidio, sentiamo di dover continuare a lottare come fece lui, contro i diversi tipi di mafie radicate nella zona. Crediamo inoltre che questa intervista postuma possa essere di interesse ai lettori di Antimafia Dos Mil Paraguay, ma prima di tutto, può essere di stimolo a noi per mantenerci uniti ed allerta di fronte a questo flagello.

- Sig. Pablo Medina, come giornalista e fratello di Salvador Medina, ucciso dalla mafia, ci puoi descrivere il pensiero e l’atteggiamento che lo stesso aveva in vita nei confronti dei gravi mali che frustano il paese, come il traffico di droga, la deforestazione, l'inquinamento delle risorse naturali, il crimine organizzato e la perdita dei più pregiati valori umani che sono l'amore, la giustizia e la libertà?  
- Bene, la situazione che si trovò ad affrontare Salvador, mio fratello, ucciso nel distretto di Capiibary, a circa duecentocinquanta chilometri al Nordest della Capitale del Paraguay, era piuttosto complessa. Da una parte il suo impegno con la stazione radio comunitaria Ñemity, che dirigeva su disposizione del Consiglio di Amministrazione della radio. Vi rimase un tempo durante il quale cercò di impostare il ruolo che spetta alle radio comunitarie nel paese e concretizzò allo stesso tempo il proprio ruolo nelle attività sociali della comunità. Essendo uno studente esperto nella carriera di Diritto ed anche conoscitore della lingua guaranì, il suo lavoro investigativo ha meritato importanti riconoscimenti all'Università ed era anche il suo legame con me, come giornalista di un mezzo stampa a grande tiratura nella Repubblica. Questa collaborazione generò situazioni abbastanza preoccupanti, in particolar modo per quei personaggi vincolati direttamente alla mafia organizzata che si era stabilita purtroppo nel distretto di Capiibary, in modo particolare in due settori. Il primo è quello del traffico di legname, che vede l’insediamento della mafia nella stessa riserva forestale, amministrata dal Ministero dell’Agricoltura ed Allevamento.
medina quadPoi abbiamo anche il tema della produzione di marijuana. I vari gruppi di delinquenti hanno ognuno il proprio clan inserito nella società. I Poi abbiamo anche quello della produzione di marijuana. I vari gruppi di delinquenti hanno ognuno il proprio clan inserito nella società. I commercianti di legname erano molto attivi nella comunità, e c’erano anche quelli che diventavano anello di congiunzione con i grandi trafficanti di marijuana. Salvador era in possesso di tutti questi dati e li usava in punta di dita, diventò un punto di riferimento importante a cui prestare particolare attenzione per i soggetti che si muovono nel sottobosco della delinquenza. Gli stessi responsabili della radio furono ‘condizionati’ dalla mafia, dando origine a qualche controversia all’interno della radio stessa. La sua presa di posizione era ben definita, perché era cresciuto nella difesa dei valori umani. Era quindi il cronista più vilipeso di tutti, ed era quello che i mafiosi identificavano come nemico e che poteva diventare un alleato perfetto per la società, e debilitare o scoraggiare quindi, in qualche modo, la presenza della mafia nella città di Capiibary”.
C'erano differenti gruppi che stanno vincolati direttamente con la mafia. Troviamo ad esempio, nell'attività del legname, abbiamo persone note, come Justo Franco, o Orlando Medina, più conosciuto con il sopranome di “Tahachi cocido". Ci sono anche figure militari ancora oggi punti di riferimento per l'attività illecita del traffico di legname. Abbiamo Panfilo Vera che è un militare, e che continua impune perché è vincolato direttamente al potere politico nel nostro paese. Contro questi flagelli, contro quei mali Salvador cercò di imporre il suo ruolo di giornalista comunitario ed anche il suo ruolo di cittadino impegnato verso la società di Capiibary. 

- Potresti chiarirci bene i nomi e cognomi dei mafiosi della Città di Capiibary e del Dipartimento di Canindeyú coinvolti nell'assassinio di Salvador Medina?  
- Bene. Qui bisogna fare due distinzioni. Due regioni con situazioni e realtà differenti. A Capiibary, ad esempio, come dicevo prima, si è stabilita la mafia dello sfruttamento illegale del legname, nella riserva stessa amministrata da un organo statale ed anche la produzione, la coltivazione, il traffico ed il commercio di marijuana. Secondo le nostre investigazioni, non hanno un vincolo diretto con il gruppo che sta nel Dipartimento di Canindeyú. Si tratta quindi di gruppi che non hanno un vincolo diretto tra loro, il tema è un po' complesso.
medina piu altriNoi conosciamo i Franco, a Capiibary. Justo e suo fratello Félix, persone coinvolte in entrambe attività illecite, sia lo sfruttamento di legname che il traffico di stupefacenti. Il commercio avviene direttamente con Ciudad del Este. Cioè non vi è alcun nesso con la gente di Curuguaty e Canindeyú per dirlo in qualche modo. Tuttavia a Canindeyú la situazione si presenta diversamente poiché è più direttamente legata a quella di Capitán Bado e di Pedro Juan Caballero, dovuto alla via di comunicazione che le unisce. Cioè, qui il tragitto è Capitán Bado - Itanara-Ypejhú-Villa Ygatimi e Curuguaty. Un tratto di circa 250 chilometri percorribili in meno di due ore e mezza, poiché loro conoscono bene quella zona. Da questo punto, da Curuguaty, il collegamento si dà verso Salto del Guairá o, in suo difetto, con Ciudad del Este.
Salto del Guairá è la Capitale del Dipartimento di Canindeyú, e praticamente solo un fiume la separa dal Brasile. Mundo Nuevo, Guaira, Brasile si trasformano nello snodo dei  trafficanti di auto di frontiera nella zona. Sono individui dediti maggiormente al traffico di droga e alla vendita illegale di veicoli. Secondo dati statistici non esiste una vendita massiccia di armi. A Canindeyú, ad esempio, nel sotto-mondo, è noto il capo mafioso Beiramar il quale ha i suoi referenti. Noi li definiamo i suoi “faccendieri" o quelli che svolgono il ruolo di compratori. Ad esempio abbiamo il Líder Cabral, il quale addirittura ha abitato nella Città di Curuguaty. Possiede un deposito che fino a questo momento le autorità di polizia e giudiziarie non sono riuscite a smantellare. Ecco un caso concreto e reale. Le autorità di polizia, specialmente quelle destinate a dei compiti specifici lungo la frontiera, sono vincolate direttamente con il gruppo di potere della droga. Lo dimostra gli uomini in divisa che sono stati scoperti e fermati. Ma, ci troviamo anche un'altra situazione: Un poliziotto, García, è sfuggito nuovamente alla Polizia, è considerato dalle istituzioni come uno dei soggetti più forti del traffico di marijuana. Non tanto tempo fa fece scalpore il caso del poliziotto che portava un carico di cocaina. Un agente che per la prima volta stava trafficando un importante quantitativo di droga, quasi quattro chili di cocaina pura, da Capitán Bado-Pedro Juan Caballero fino a Curuguaty. Ciò dimostra che le stesse istituzioni di polizia sono direttamente coinvolte nel traffico di stupefacenti ed è impossibile affrontarli. Perché? Perché io sono un semplice giornalista e non ho i mezzi necessari per affrontare questi gruppi criminali.

- Hai conoscenza se queste autorità di polizia siano legate anche al potere politico.  
- Si, infatti è così, gli agenti assegnati a svolgere i loro compiti lungo la frontiera. Non sono decisioni prese dalle alte autorità della polizia, bensì sono coinvolti anche i propri referenti politici dei diversi partiti. Non soltanto il partito ufficiale del governo, ma anche dell'opposizione. Tutti sono direttamente coinvolti. È il segreto di Pulcinella. Nessuno si azzarda a dirlo a voce alta, perché consapevoli delle rappresaglie che potrebbero scaturire dall’esprimere un’opinione o un’affermazione. È una situazione un po' complicata perché siamo nella mira delle possibili ritorsioni che ne derivano, che purtroppo ci sono. Noi scriviamo e pubblichiamo i nostri articoli, sommariamente, ma siamo noi a rimanere con la merda che tiriamo fuori con le nostre pubblicazioni. E chi ci difende? Io ho la mia famiglia, non è facile. Il Paese, lo Stato tanto meno mi offre garanzie sufficienti affinché io possa dire tutte queste cose… Io conosco politici che occupano delle cariche nella Municipalità di Curuguaty coinvolti direttamente nel tema, e le autorità giudiziarie e di polizia ne sono a conoscenza, eppure queste persone non sono mai state disturbate, e tanto meno i loro nomi menzionati.

- Possiamo avere i loro nomi e cognomi?
- Queste persone gestiscono l'attività ma a grande scala. Qui (a Curuguaty) abbiamo i Rodas, gli Aquino, che sono i principali. In varie opportunità sono state sequestrati i loro carichi di droga, ma uno o due giorni dopo sono liberi e i loro espedienti spariscono completamente. Questa è la cruda realtà.

medina fuoristrada- Tuo fratello ha danneggiato qualcuna di queste persone o, come hai detto prima, erano altri gruppi ad essere danneggiati dal suo lavoro? Disturbava il suo modo di fare radio? Il suo modo di affrontare il tema del narcotraffico e del commercio illecito del legname?  
- In realtà, ciò che faceva era essere in contatto con me. Cioè, lui mi passava i dati io li elaboravo per poi pubblicarli, e lui ne dava risalto nel suo programma radio settimanale. Addirittura oserei dire che l'assassinio di Salvador non era giustificato. Sarebbe stato più giustificato contro di me, per il motivo che la rilevanza che egli rivestiva nella comunità era inferiore; le notizie diffuse in radio raggiungevano un raggio di 45 o 50 km., mentre, le pubblicazioni a mezzo stampa era un tema totalmente differente. C’erano persone vincolate alla mafia di Capiibary che lo conoscevano. Era molto più facile per questo gruppo criminale eliminare lui che eliminare me, perché sebbene io sono nelle sue stesse condizioni, ho una maggiore rilevanza e maggiore protagonismo nella Città di Curuguaty e nel Dipartimento di Canindeyú. Non si può scartare che, considerando la mia visibilità, rappresentando un mezzo stampa, sia stato molto più facile eliminare lui e non me.

- In ambito giudiziario sono state valutate varie ipotesi, sui motivi che portarono all'omicidio di Salvador Medina nella Città di Capiibary. Lei è a conoscenza del motivo specifico dell’omicidio? La mafia di Capiibary era implicata nel delitto?  
- Si, non vi è altra causa che lo giustifichi. Non esiste nessun’altra causa che giustifichi l’omicidio di Salvador Medina. Nella sua condizione di giornalista comunitario e comunque di referente nella società, emerge un comportamento di cittadino onesto, giovane e con una proiezione verso il futuro impressionante. A causa della sua preparazione intellettuale era mal visto dal gruppo di potere criminale insediatosi a Capiibary, la mafia del legname, che nessuna autorità di polizia o giudiziaria è riuscita mai a fermare, e che continua impunemente i propri affari fino ad oggi. Lo stesso vale per la mafia della droga. È il mercato più importante del dipartimento di San Pedro, distretto di Capiibary, perché non vi è alcun controllo. La mancanza di controllo regnante facilita molto i loro affari e adesso la nuova rotta Capiibary-Curuguaty-Ciudad del Este agevola ancora di più il traffico illegale di questi prodotti nella zona.

- Cosa ci puoi dire del processo penale per l’uccisione di tuo fratello? Ci sono stati intoppi nelle indagini? Hanno trovato gli autori materiali? Esistono indizi dei mandanti?
- In realtà, nel caso di Salvador, l'investigazione in sé fu concentrata maggiormente sul presunto autore materiale, quello che eseguì il delitto. Abbiamo il giovane Milciades Maylin, un criminale di basso rilievo, che fu ingaggiato da questo gruppo criminale, ma ce ne sono altri in qualche modo vincolati con il gruppo che pianificò il delitto, e che sono liberi attualmente. Perché? Perché precipitosamente si giunse alla conclusione che si aveva ormai in mano l’autore materiale. Il giovane venne processato e condannato dalla Corte a 25 anni di prigione in prima e seconda istanza. Fino a questo momento noi non abbiamo conoscenza che ci sia una sentenza definitiva e passata in giudicato. Per il momento noi non abbiamo quest'informazione. Il processo è rimasto fermo nella Corte Suprema di Giustizia. Appena ci sia una sentenza definitiva, l’intenzione della famiglia di Salvador è quella di riaprire la causa e focalizzare le indagini verso i mandanti di questo crimine. Noi miriamo ad identificare i veri mandanti. Fino a questo momento non abbiamo fornito i dati in nostro possesso agli investigatori, polizia o magistrati. Ci riserviamo ancora l'informazione, perché sebbene è certo che ci fidiamo della giustizia, allo stesso tempo prendiamo anche certe precauzioni. Ancora non facciamo conoscere i nomi delle persone direttamente coinvolte nell’esecuzione di Salvador Medina, ma posso assicurare che i mandanti sono lì, nella comunità di Capiibary.  

- Puoi dirci questi nomi e cognomi per il giornale AntimafiaDuemila di Italia?
- Tra i nomi ci sono quelli che erano ritenuti i principali referenti della mafia. Justo Franco è il principale. Non c'è un'altra persona, e lui conosce bene chi è l'altro cittadino che pianificava questo crimine. Questo signore che finge essere direttore della radio comunitaria Ñemity, ha delle cose da dire alla giustizia e ha cose di cui rispondere dinnanzi alla giustizia ordinaria. Questi sono elementi chiave per determinare i veri responsabili della paternità intellettuale del crimine di Salvador Medina.  

- Come si chiama quest’ultimo, il direttore della radio Ñemity?
- Si chiama Miguel Ángel Gonzales. Lui era quello che inizialmente ricevette la proposta di rimanere alla guida della radio e, caduto nelle redini di quel potere, accettò essere parte dell'orrendo crimine. Quella è la cruda realtà, benché molti non vogliano crederci. La realtà è questa, e ancora oggi continua a regnare l'impunità, purtroppo per la famiglia di Salvador Medina.  

- Queste due persone erano vincolate al potere politico, a quale partito politico in specifico?
- Miguel Ángel ad esempio non fa parte di nessun partito politico. Anche se la sua famiglia è ben inserita nell'opposizione, i suoi fratelli sono per la maggior parte docenti, uno di loro è coinvolto nel traffico di droga. È socio di Justo Franco. Tra di loro si conoscono, e sono soci, ma non pubblicamente, commercialmente si. Questa è la situazione.  

- Come giornalista investigatore di molti reati punibili avvenuti nel dipartimento di Canindeyú, ci può fare il punto della criminalità nella zona? Prevalgono i delitti comuni o i delitti di mafia?
- Bene, a Canindeyú, in particolare, la situazione è differente. A Canindeyú, secondo la statistica della polizia, negli ultimi due anni, si registra una sostanziale diminuzione dei fatti criminali, specialmente quelli relazionati con i delitti comuni. Poi ci sono i delitti legati alla mafia organizzata: traffico di droga, commercio illegale di veicoli e di armi. Queste sono le tre attività illecite più importanti. Ma è stabile. Né diminuisce, né aumenta. Perché? Se aumenta, si genera la persecuzione. Le autorità dovrebbero giustificarsi e si corre il rischio di uscire allo scoperto, tuttavia, mantenendosi in uno stato stabile, la situazione addirittura diventa di routine,  non avanza, il motivo è giustificato. Per quanto riguarda i delitti minori, prevalgono ad esempio i furti domiciliatari, furti di bestiame, e ultimamente stanno aumentando i furti negli stabilimenti di bestiame di frontiera. Proprio in questo momento noi stiamo investigando il tema, e senza andare troppo oltre, già stiamo trovando il vincolo diretto dei politici nel delitto. Si dà il caso che la maggior parte dei furti di animali denunciati ad Ypejhu, Itanará, Villa Ygatimi, è protetto da funzionari della Dogana, Migrazioni e dei Porti di frontiera, precisamente quelli che hanno l'obbligo di controllare. Ma il controllo alla frontiera, non esiste. Quella è una ‘frontiera secca’, comincia da Ygatimí e si estende per circa 50 km fino Ypejhú (città di frontiera con il Brasile), continuando verso Capitan Badoy ed anche Corpus Christi.
Paraños e Brasile sono i mercati stabili destinatari della carne di origine paraguaiana, frutto delle permanenti attività illecite degli “abigeos” insediati in Villa Ygatimi, Ypejhu, Itanará e in contatto anche con gruppi di ladri di bestiame dell'altro lato della frontiera. L'attività è intensa in questi primi giorni dell'anno 2005. Si dà il fatto che questi gruppi sono protetti da funzionari del governo.  

- Che conoscenza ha dell'utilizzo degli agro tossici in 'agricoltura attualmente e che impatto potrebbe avere sulla popolazione?
- Noi abbiamo pubblicato degli articoli riguardanti le fumigazioni con prodotti agrochimici che devono essere sotto controllo ed il loro utilizzo in aree popolate è vietato. Ma questa attività è in mano ai coloni ‘sojeros’ e ai brasiliani insediatici massicciamente nella frontiera si sta stendendo fino ad una distanza di oltre 150 chilometri dalla frontiera. Si sta avvicinando al distretto di Capiibary, che dista proprio 150 chilometri dal confine. In questo momento, secondo i dati in nostro possesso, abbiamo la media di 250.000 ettari di soia prodotti ad ogni raccolto. Ed attualmente si stanno raggiungendo i 450.000 ettari nel dipartimento di Canindeyú. Un aumento sostanziale di circa 200.000 ettari in media. Questa sostanziale estensione nella produzione di soia implica la deforestazione di importanti aree boschive, la trasformazione di foraggi in stabilimenti per il bestiame e l'eliminazione di importanti alvei idrici. È impressionante, praticamente ci sono denunce di intossicazioni nella popolazione, nelle zone della Florida, di Curuguaty ed anche nella popolazione di Maracaná che corrisponde al distretto di Curuguaty. È una Colonia di 7000 ettari e ci sono stati oltre 20 persone intossicate che hanno richiesto perfino un’indennità per i danni subiti. Ma non è andato avanti. La stessa popolazione continua ad esporsi ancora ad un'altra fumigazione aerea realizzata dai coloni brasiliani.  

- Di queste 400.000 ettari di cui hai parlato, non sai se si tratta per la maggior parte di varietà normali o di varietà transgeniche?  
- Possiamo affermare categoricamente che qui non c’è la coltivazione di semi transgenici. A Canindeyú per lo meno noi non abbiamo. Abbiamo avuto accesso a documenti tecnici di organismi come il Ministero di Agricoltura ed Allevamento, la Divisione di ‘Defensa Vegetal’ ed anche dell'Istituto di Investigazione del Ministero di Agricoltura ed Allevamento, e scartiamo la possibilità che ci sia stata una sola pianta coltivata di soia transgenica a Canindeyú.  

- In quanto alle risorse idriche, ci sono industrie che stanno inquinando le acque dei ruscelli e fiumi?
- Si. Noi prestiamo particolar attenzione alle industrie che presentano delle irregolarità. L’azienda Salto Pilao che si trova nelle vicinanze del Fiume Curuguatyy, uno dei più importanti del Dipartimento di Canindeyú. Questo fiume sarebbe seriamente compromesso dagli scarichi di quell’impianto industriale. Sebbene è certo che sta dando lavoro alla popolazione, non è meno certo il costante deterioramento che sta causando alla natura dovuto alla sua prossimità al fiume. E ci sono anche le laminatrici. Ci sono le segatrici che stanno inquinando seriamente i ruscelli nella zona. Il mattatoio di Curuguaty sta versando i propri residui luquidi industriali nel ruscello Ita che attraversa la Città di Curuguaty ed è uno dei pochi alvei idrici che abbiamo nella città. Poi c’è la laminatrice Noemar che sta inquinando anche seriamente il ruscello Avajyva, a pochi chilometri di Curuguaty. Sono i casi più noti i cui responsabili sono sotto processo giudiziario, ma fino ad oggi non esiste una condanna contro di loro.  

- Un suo collega scrisse nel giornale in cui lei lavora: “Che le mafie hanno solamente due lingue: quella del denaro o della violenza nei loro rapporti con le autorità di polizia o dello Stato dislocati lungo le zone confinanti del paese, e che nella maggior parte dei casi la scelta è stata il denaro. Cosa ne pensa riguardo a quanto accaduto nel Dipartimento di Canindeyú?
- Nel concreto l’affermazione del collega è reale.  

Ora, la sua incidenza nel Dipartimento varia. Varia per la semplice ragione che esistono situazioni che devono essere eseguite in maniera indiretta. Cioè io non mi incarico dell'esecuzione. Mi risulta molto più facile assumere sicari che non costano molto nella frontiera. Appena 500.000 guaranì sono sufficienti per eseguire qualsiasi crimine contro chi sia. La vita lungo la frontiera è vulnerabile e ha poco prezzo, così di semplice. Allora, qui il potere del denaro è fondamentale, per mettere fine alla vita di qualunque cittadino. Non importa l’influenza che possa avere. Non importa le connessioni, non importa la sua famiglia. Non importa il suo colore o la sua razza. Qui il fattore denaro può tutto. È deplorevole e doloroso dire che i sicari si offrono persino gratis per ammazzare. A me in particolare, una persona molto nota per i suoi delitti commessi in città è venuta da me e mi ha detto che, per un paio di vestiti, lui si sarebbe incaricato di ammazzare uno degli assassini di mio fratello che è recluso nella Prigione della città di Coronel Oviedo. Un paio di vestiti quanto costa? Non mi costa 200.000 guaranì. Quindi, questo fatto rende l’idea fino a che punto si offrono. Ci sono momenti in cui le autorità incaricate delle indagini su questi fatti criminali persino si scoraggiano. Si offrono. Questa è la situazione nella frontiera. È doloroso dirlo, ma è così.

* Redattori di Antimafia Dos Mil Paraguay

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