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del-carmen-garceteabc-josedi AMDuemila - 5 gennaio 2015
La mancanza di risultati concreti nella ricerca dei latitanti coinvolti nell’omicidio del giornalista Pablo Medina e della sua assistente, e le connessioni tra l’ex sindaco di Ypejhú, Vilmar Acosta, mandante dell’omicidio, e gli agenti della polizia stessa, hanno spinto il Ministero dell'Interno e il Comando della Polizia Nazionale a disporre importanti sostituzioni ai vertici della polizia del Dipartimento di Canindeyú (circa duecentomila abitanti).
Sarebbe stato rilevato infatti un rallentamento significativo delle indagini e sembrerebbe che poco o niente sia stato fatto per disarticolare la mafia che ha ordinato l’omicidio del giornalista.

Secondo la stampa paraguayana alcune forze politiche, tra cui il governatore ‘colorado’ di Canindeyú, Alfonso Noria Duarte, e la deputata dello stesso Dipartimento, Maria Cristina Villalba, avrebbero esercitato pressioni, appellandosi persino al ministro dell’Interno Francisco de Vargas, per evitare lo smantellamento della cupola della polizia locale e ‘congelare’ le indagini sull’omicidio del giornalista. Come già noto, l’efferato crimine è stato attribuito al clan di Vilmar Acosta, ex sindaco di Ypejhú, considerato il principale ‘figlioccio’ politico della deputata e del governatore.

La sostituzione più significativa riguarda la ‘quarta sezione’ di polizia (Canindeyú e Alto Paraná) dove il commissario generale José del Carmen Garcete (in foto) ha sostituito il direttore Ramón Víctor Palma, il quale è stato nominato direttore della Justicia Policial, di cui Garcete era titolare.
A capo della Polizia del dipartimento di Canindeyú è stato invece nominato Silvio Solabarrieta, al posto di Celso Manuel Zelada, trasferito alla prefettura di di Caaguazú.  
Carlos Vera Maidana è stato sostituito da Héctor Ramón Amarilla, nominato a capo de la sezione “Orden y Seguridad”.
A dirigere la División de Investigación de Delitos di Canindeyú è stato designato Luis Alberto Barrios, al posto di Juan Barúa.
Le nuove nomine sono state rese pubbliche durante una conferenza stampa alla presenza del ministro dell’Interno Francisco de Vargas e del capo generale della polizia.
Destituito dal suo incarico anche l’ufficiale ispettore Francisco Sinecio, capo della Sección Investigación de Delitos della prefettura di Ypejhù, trasferito ad altra sede.

Le sostituzioni sono avvenute a circa due mesi e mezzo dall’attentato che è costata la vita a Pablo Medina e alla sua assistente Antonia Almada. Effettivamente era alquanto singolare che nonostante i numerosi fatti di sangue accaduti nella regione, l’intera struttura della polizia non avesse subito ancora alcun cambio, malgrado fosse stata dimostrata più volte la grave ‘infiltrazione’ politica nella giustizia. 
È ormai noto infatti, che membri della Polizia Nazionale hanno connessioni dirette con potenti narcos che fanno riferimento ai boss Fahd Yamil e Líder Cabral.
Lo stesso autista di "Neneco", Arnaldo Capraia López, arrestato lo scorso 8 dicembre, ha dichiarato che l’ispettore López Arrúa informò telefonicamente Vilmar Acosta che la sua proprietà sarebbe stata perquisita. Allerta che permise Acosta di fuggire in tempo dalla zona.

Ad ogni modo questi ‘spostamenti’ sembrerebbero il classico gioco dello “scambio di poltrone” poiché le persone destituite continuano ad occupare cariche rilevanti se non addirittura migliori.

CONFERMATO IL DIALOGO TELEFONICO TRA CRISTINA VILLALBA E NENECO
Dalle indagini risulta che la conversazione tra Vilmar “Neneco” Acosta e la deputata ‘colorada’ Cristina Villalba avvenuta due giorni dopo l’omicidio Medina, sarebbe stata di circa 12 minuti. 
La telefonata fu effettuata alcuni minuti dopo la perquisizione da parte delle autorità della proprietà di ‘Neneco’. A quanto sembra Vilmar Acosta chiamò da Ypejhú alla Villalba che si trovava a La Paloma, entrambe località appartenenti al Dipartimento di Canindeyú, ad un certo punto la comunicazione si interrompe e successivamente fu la Villalba a richiamare Acosta.
La deputata invece ha sempre dichiarato di avere sentito Acosta soltanto per un minuto è si è sempre giustificata asserendo che Vilmar Acosta fa parte del suo schieramento politico e quindi hanno soltanto “un rapporto istituzionale”.

INTENSA RICERCA DI NENECO IN BRASILE
In seguito alla visita in Brasile del Procuratore Generale dello Stato del Paraguay, Javier Díaz Verón, per sollecitare la collaborazione della giustizia brasiliana nella ricerca dei latitanti Vilmar e Wilson Acosta, e il loro nipote Gustavo, la Polizia Federale del Brasile avrebbe intensificato le ricerche dei latitanti. Infatti secondo alcune fonti Vilmar Acosta si sarebbe rifugiato a Paranhos o San Pablo (Brasile).
Lo scorso 27 dicembre Díaz Verón, per dimostrare la concreta collaborazione del Paraguay con il Brasile, ha ratificato la richiesta di ‘reciprocità’, dopo la cattura in territorio paraguaiano e successiva estradizione di un capo del PCC, Luis Claudio Machado, alias “Marreta”, uno dei latitanti più ricercati dalla giustizia del Brasile. Adesso tocca alla giustizia brasiliana rispondere con la stessa determinazione.

Secondo alcune fonti, il narcotrafficante sarebbe stato visto passeggiare tranquillamente durante queste festività per le vie di Pindoty Porá, distretto di Corpus Christi, frontiera con la città di Sete Quedas (Brasile), dove lo scorso 28 e 30 ottobre avrebbe rinnovato la sua patente. Eppure la polizia paraguaiana ancora ‘non riesce a trovarlo’.
La stessa fonte ha dichiarato che Wilson Acosta sarebbe stato visto, con il fucile alle spalle, nella zona di Cerro Guy, distretto di Ypejhú, dove la famiglia Acosta possedeva due centri di elaborazione di marijuana.

Se da una parte c’è chi è fortemente impegnato a tenere alta l’attenzione sulle indagini dell’omicidio Medina, è anche vero che nella zona di Canindeyú non rimane più niente delle pattuglie, posti di blocco e mezzi della Senad e della Polizia, insediatisi subito dopo l’agguato.

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