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Pussy Riot a Mosca. E non si arrendono: "Vogliamo ancora cacciare Putin"27 dicembre 2013
In una conferenza stampa a Mosca Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, scarcerate dopo l'amnistia concessa dalla Duma, hanno detto di voler continuare a combattere. Anche attraverso un'ipotetica alleanza con Khodorkovski. Maria ha accusato la chiesa ortodossa di aver avuto un ruolo nel loro arresto.

Lo avevano detto appena scarcerate, lo ripetono oggi in conferenza stampa a Mosca: "Vogliamo continuare a fare ciò per cui siamo finite in prigione. Vogliamo come prima cosa cacciare il presidente russo Vladimir Putin". E' questo il messaggio delle due Pussy Riot Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova, liberate grazie all'amnistia concessa da Putin lo scorso 23 dicembre.

L'amnistia concessa alle Pussy Riot, e che aveva già garantito la scarcerazione degli attivisti di Greenpeace, è stata subito contestata da Maria e Nadia come trovata pubblicitaria, volta solo a migliorare l'immagine della Russia in vista delle Olimpiadi invernali che nel 2014 si terranno a Sochi: "Sono il progetto preferito di Putin", ha detto Nadia in conferenza stampa. 

Nel mirino delle due attiviste del gruppo punk femminista, arrestate nel febbraio 2012 dopo la loro performance nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, non c'è però solo il presidente russo: in conferenza stampa Maria Alyokhina ha accusato la chiesa ortodossa di aver avuto un ruolo nella condanna e nell'arresto delle Pussy Riot.
 
Le due Pussy Riot hanno inoltre annunciato i loro progetti, tra cui un'alleanza con l'ex oligarca Mikhail Khodorkovski (a cui Putin aveva concesso la grazia pochi giorni prima la scarcerazione di Maria e Nadia): "Per noi Khodorkovsky è importante come personalità, in ogni caso non si tratterebbe di una cooperazione finanziaria, ma piuttosto ideologica e concettuale". Tra i leader che vorrebbero coinvolgere nei loro prossimi progetti politici compare anche Aleksey Navalny, sconfitto alle ultime elezioni per il sindaco di Mosca: Maria e Nadia vorrebbero inserirlo nel consiglio di sorveglianza della loro nuova organizzazione per i diritti umani "Campo del diritto", dedicata soprattutto ai detenuti in Russia.

"Se vogliamo che esista una società, e non una massa di persone, dobbiamo ricordarci che è necessario svegliare l'interesse delle persone", ha detto la Tolokonnikova. Nadia si è anche espressa a favore del Magnitsky Act, la legge americana secondo cui i russi che hanno commesso crimini che violano i diritti umani non possono entrare negli Usa. Maria, invece, ha commentato la legge Dima Yakovlev (che ha interrotto le adozioni dagli Stati Uniti di bambini russi) come "una delle parti più tristi della nostra storia". 

repubblica.it

Foto © Ansa

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