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netanyahu obama 280xFree21 febbraio 2012
Gerusalemme.Mentre le due navi da guerra iraniane entrate nel Mediterraneo e poi giunte in Siria sono sulla via del ritorno, l'ipotesi di un attacco preventivo israeliano per scongiurare l'atomica di Teheran causa un nuovo, forte attrito fra Israele e Stati Uniti a pochi giorni dalla visita del premier Benjamin Netanyahu a Washington.

Il generale boccia la guerra
Il governo israeliano ha protestato con forza con il Consigliere per la Sicurezza
Nazionale americano, Tom Donilon, in visita a Gerusalemme, per le dichiarazioni del generale Martin Dempsey. L'ufficiale americano in un'intervista a Cnn ha sostanzialmente bocciato ogni ipotesi di attacco israeliano contro l'Iran: "In questo momento non sarebbe saggio, sarebbe anzi una mossa imprudente, che destabilizzerebbe l'intera regione". Secondo Haaretz il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Ehud Barak hanno detto chiaro a Donilon che le parole di Dempsey "fanno solo il gioco dell'Iran".

Calendario elettorale
Ma il problema per Israele non è solo Dempsey, è tutta l'amministrazione
Obama, a partire dallo stesso presidente impegnato ormai nella nuova corsa alla Casa Bianca , a vedere come fumo negli occhi la sola ipotesi di un raid israeliano contro l'Iran. A Tel Aviv, invece, proprio l'imminente scadenza elettorale allarga la consapevolezza di una relativa vulnerabilità di Obama in meteria: meglio agire prima del 6 novembre, è la tesi dei falchi israeliani, quando un eventuale rinnovo del mandato consentirebbe a Obama maggior autonomia nei confronti dell'elettorato di origine ebraica (e non solo). 

Allora aumentate le sanzioni
Alla richiesta americana di non attaccare l'Iran, Israele risponde premendo su Washington per maggiori sanzioni contro Teheran, ha rivelato ieri sera il secondo canale tv israeliano, mentre a livello ufficiale le bocche rimangono cucite sui contenuti della visita in Israele del consigliere americano per la Sicurezza nazionale Tom Donilon. Ma che i colloqui non siano stati propriamente distesi lo si intuisce, oltre che dai soliti 'spifferi' sulla stampa israeliana, dalla risposta mediatica americana: prima Leon Panetta confida a una delle firme del Washington Post, David Ignatius, di temere un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani nei prossimi mesi e chiede a Tel Aviv di ripensarci; poi arriva il generale Dempsey alla Cnn; e in fine lo scoop del New York Times: un eventuale raid aereo israeliano contro gli impianti nucleari iraniani sarebbe un'operazione "enorme e complessa", spiegano analisti del Pentagono. 

Obama e Netanyahu, non piacersi e dirsi arrivederci
Washington e Tel Aviv, insomma, scaldano i motori in vista del prossimo incontro fra il primo ministro Benyamin Netanyahu e il presidente americano Barack Obama, il 5 marzo a Washington. Che si concluderà con le solite strette di mano, con il rinnovato impegno americano a garantire la sicurezza di Israele, e con la reciproca consapevolezza dei protagonisti dell'impossibilità di una rottura sulla questione del nucleare iraniano. Ma è difficile trovare nella storia recente un periodo altrettanto tumultuoso nelle relazioni fra USA e Israele. Ecco allora il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak anticipare di qualche giorno l'arrivo a Washington per colloqui con l'amministrazione Obama ( e il Pentagono). Ed ecco il vice ministro israéliano degli Esteri, Danny Ayalon, smentire alla radio israeliana "che ci sia una una crisi fra Israele e USA, due paesi amici". "Ci consultiamo sempre con gli Americani, ma sono consapevoli che alla fine ogni Paese è sovrano nell'adottare una decisione".
Anche sull'attacco all'Iran...

Tratto da: rainews24.it

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