La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di patteggiamento per due degli imputati coinvolti nell'ambito dei procedimenti giudiziari scaturiti dall'indagine "Perfido", sulle infiltrazioni della 'Ndrangheta nel settore del porfido della val di Cembra, in Trentino. Si tratta dell'ex presidente dell'associazione culturale Magna Grecia, Giuseppe Paviglianiti, che aveva patteggiato una pena di un anno e sei mesi per il reato di assistenza agli associati, e del lavoratore del porfido Mustafà Arafat, che aveva invece raggiunto un accordo con la Procura per due anni di reclusione e un risarcimento di 600 euro per le parti offese per "assistenza agli associati e riduzione in schiavitù".
La notizia è stata riportata dal quotidiano locale ‘l’Adige'.
Secondo l'accusa Paviglianiti, ricoprendo il ruolo di presidente dell'associazione, "organizzava riunioni tra i sodali" e forniva assistenza ad appartenenti di cosche 'ndranghetiste destinatari di provvedimenti restrittivi "organizzando raccolte di fondi ed un incontro con gli altri sodali".
Mentre Mustafà Arafat è ritenuto, sempre dall'accusa, il braccio armato dell'organizzazione ed esecutore di "atti intimidatori".
Il ricorso alla Corte di Cassazione è stato presentato dalla Procura generale della Corte di appello di Trento, ora difensori di Arafat (gli avvocati Luca Pontalti e Giuliano Valer) e di Paviglianiti (l'avvocato Nicola Zilio) attendono la pubblicazione delle motivazioni.
Riprenderà invece a febbraio 2023 l'udienza davanti alla Corte di Assise in cui figurano undici imputati che hanno invece scelto il dibattimento. Tra loro vi è anche Innocenzio Macheda, ritenuto dagli investigatori capo della "locale" di 'Ndrangheta in Trentino, ed i fratelli Pietro e Giuseppe Battaglia, quest'ultimo assessore esterno a Lona Lases.
Fonte: l'Adige
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