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La lettera che la scorsa estate venne firmata da una sessantina di pm a sostegno del collega Paolo Storari, che rischiava il trasferimento richiesto dal pg della Cassazione, e i contrasti esplosi in una chat interna della Procura di Milano all'indomani della sentenza del 15 marzo 2021 con cui erano stati assolti i 15 imputati del processo Eni-Shell/Nigeria. Sarebbero questi, a quanto si è saputo, alcuni dei temi trattati ieri nelle audizioni di diversi sostituti procuratori portate avanti dalla Prima Commissione del Csm, che si è trasferita per oltre 12 ore al Palazzo di Giustizia milanese. I consiglieri del Csm intendono accertare se si sia ricomposta la frattura che si era aperta in seguito alla bufera sorta attorno al caso dei verbali di Piero Amara e alla gestione dei procedimenti Eni. Uno scontro tra toghe per cui rischiano il trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale due dei protagonisti, ossia il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Storari. Oltre ad aver sentito i due 'protagonisti', i componenti della Prima Commissione hanno ascoltato anche il procuratore facente funzione Riccardo Targetti, il capo della Dda Alessandra Dolci e alcuni pm tra i più anziani dei vari dipartimenti. E a questi ultimi sarebbero state poste domande sulla missiva con cui gran parte dei sostituti procuratori avevano espresso solidarietà a Storari, prima che il Csm bocciasse la richiesta cautelare avanzata nel procedimento disciplinare. Domande anche sui dissidi venuti a galla sui media dopo le assoluzioni nel processo sul caso nigeriano (inchiesta coordinata dall'aggiunto De Pasquale e dal pm Sergio Spadaro), che si erano manifestati nella chat della Procura, in particolare tra l'allora procuratore Francesco Greco e Storari.

Foto © Imagoeconomica

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