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I fatti contestati a Luca Palamara nel processo per corruzione in corso a Perugia sono "destinati a riflettersi sull'immagine e sulla reputazione della Magistratura nel suo complesso e sull'Associazione che la Magistratura stessa pressoché unitariamente rappresenta”.  Sono queste le parole dell'Anm nell'atto con il quale ha chiesto di costituirsi parte civile nei confronti di quello che è stato il suo segretario prima e presidente poi fino alla fine di settembre del 2014. Sostenendo che è "immediatamente evidente la portata lesiva sull'immagine e sulla reputazione dell'Associazione nazionale magistrati delle condotte addebitate". La costituzione di parte civile - viene spiegato nella richiesta al tribunale di Perugia - è volta a ottenere "l'integrale risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dall'Associazione nazionale magistrati". E' "giustificata dalla immediata e diretta casualità fra le condotte tenute dall'imputato e il danno materiale e morale dalle stesse causato all'Associazione". L'Anm ha quindi ricordato che pur essendo di natura privatistica "riveste valenza istituzionale in quanto espressione associativa della Magistratura italiana". "Vigila e si adopera concretamente - è stato sottolineato ancora - affinché ogni magistrato svolga la propria funzione nel rispetto del codice etico dei magistrati nonché del corretto comportamento e dell'osservanza delle norme vigenti". Nel processo perugino "i comportamenti rimproverati a Palamara confliggono in modo diretto e profondo con l'interesse morale, il prestigio, il rispetto della funzione giudiziaria, beni che l'Associazione nazionale magistrati - si afferma ancora nella richiesta di costituzione - colloca al centro della propria attività istituzionale e la tutela dei quali persegue". L'Associazione nazionale magistrati ritiene dunque che il comportamento contestato a Palamara "rappresenti fonte di danno diretto" per essa. Nel processo cominciato oggi a Perugia Palamara è coinvolto come, tra l'altro, "esponente di spicco" dell'Anm, componente del Csm e magistrato fuori ruolo. E' accusato di avere ricevuto dall'imprenditore Fabrizio Centofanti "utilità” di varia natura per consentirgli "di partecipare a incontri pubblici o riservati" con magistrati, per la "disponibilità” ad acquisire informazioni riservate su procedimenti che coinvolgevano Palamara e "per la disponibilità di accogliere" sue richieste finalizzate a "influenzare" alcune nomine del Csm.

Foto © Imagoeconomica

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