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Si è presentato in caserma il 47enne Emanuele Guarini, di San Vito dei Normanni (Brindisi), dopo la condanna definitiva a 30 anni di reclusione per l'omicidio di Nicolai Lippolis, avvenuto a Bar, in Montenegro, a settembre del 1998 nell'ambito di un regolamento di conti interno alla Sacra corona unita, l'associazione di stampo mafioso ancora attiva tra le province di Brindisi e Lecce. I resti scheletrici, sui quali venne eseguito il test del Dna, furono trovati sotto un ponte, a Bar, 11 anni dopo la denuncia di scomparsa. Guarini si è presentato ai carabinieri di San Vito, accompagnato dal suo avvocato, il penalista Raffaele Missere, per la notifica dell'ordine di carcerazione emesso dall'ufficio esecuzione penale della procura della Repubblica presso la Corte d'Appello di Taranto. Il provvedimento scaturisce dalla dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa, pronunciata dalla Cassazione lo scorso 19 ottobre. Il difensore aveva impugnato la sentenza emessa il 26 settembre dalla Corte d'Assise di Appello di Taranto, in riforma di quella del 24 aprile 2015 pronunciata dal gup del tribunale di Lecce di fronte al quale venne incardinato il processo con rito abbreviato. Guarini è stato condotto nel carcere di Lecce. Il 23 ottobre sono stati eseguiti gli ordini di carcerazione per gli altri imputati condannati in via definitiva per l'omicidio Lippolis. A Cincinnato è stato contestato il ruolo di mandante dell'omicidio eseguito a colpi di piccone e arma da fuoco, perché Lippolis - stando alla ricostruzione dei fatti - spacciava droga senza il consenso del sodalizio e perché aveva rubato l’auto, un'Audi 80, di Cincinnato.

Foto © Imagoeconomica

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