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La Procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione per il generale dei Carabinieri in pensione Mario Mori in merito all'accusa mossa dalla Corte d'Assise bolognese (riportata nella sentenza su Gilberto Cavallini) di falsa testimonianza e reticenza per aver affermato, nel corso di un'udienza del processo, di non essersi mai occupato della destra eversiva.
Mori, riferendosi alla richiesta di archiviazione, ha detto ai microfoni dell'AdnKronos: "Ho letto la richiesta di archiviazione e mi convince. La procura si è resa conto della mia correttezza nelle risposte, considerato il tempo trascorso e quello che effettivamente all'epoca facevo. Non mi interessavo, se non marginalmente, di destra eversiva, perché in quel momento mi occupavo soprattutto del fenomeno del terrorismo di sinistra. Penso che la procura abbia ristabilito i fatti nella loro coerenza e consistenza".
Identica richiesta anche per altre 8 persone, tra cui gli ex membri dei “Nuclei armati rivoluzionari” Giuseppe Valeria Fioravanti e Francesca Mambro, l’ex compagna di Cavallini Flavia Sbrojavacca, Roberto Romano, Elena Veditti, Fabrizio Zani, Giovanna Cogolli e Pierluigi Scarano.
Inoltre nella richiesta di archiviazione, i pm hanno evidenziato che la Corte d'Assise di Bologna, durante tutta la deposizione di Mori, "non ha fatto alcun richiamo al teste su eventuali falsità o reticenze riscontrate", e puntano il dito anche sulla circostanza che la Corte, nel valutare la testimonianza resa da Mori a Bologna, ha richiamato solo frammenti di brani delle spontanee dichiarazioni fatte dallo stesso ex generale dei carabinieri a Palermo, estrapolate dal Tribunale per essere riportate nella sentenza di primo grado del 20 aprile 2018 del processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Per Mori, "proprio questo è stato l'errore, perché non riportando per intero la mia dichiarazione, ma solo enucleandone gli aspetti, è incorsa in uno sbaglio".

Foto © Imagoeconomica

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