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E' una partita senza fine quella per la corsa al vertice per la Procura di Roma. Michele Prestipino, dopo l’annullamento della sua nomina deciso prima dal Tar del Lazio e poi confermato dal Cds che ha dato ragione al procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, che aveva presentato ricorso, si è rivolto di nuovo al Consiglio di Stato (Cds) e per la prima volta alla Cassazione.
Dunque il magistrato ha di fatto chiesto al Cds di smentire se stesso, perché avrebbe compiuto degli errori materiali nella ricostruzione del suo curriculum. Inoltre, ha chiesto al Cds (in attesa che si pronunci nel merito della revocazione) “in via cautelare, di sospendere l’esecutività della sentenza impugnata”. Prestipino si è pure rivolto alla Cassazione perché il Cds, accogliendo il ricorso di Viola e annullando la sua nomina, avrebbe sconfinato nell’ambito “discrezionale” che spetta solo al Csm. La doppia mossa del magistrato consente di prendere tempo al Csm fino all’autunno per affrontare un nuovo voto sul procuratore di Roma che ha fatto scoppiare, nel maggio 2019, lo scandalo nomine.
Da parte sua il procuratore generale di Firenze Marcello Viola ha dato mandato ai suoi legali, gli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, di resistere in giudizio.

Foto © Imagoeconomica

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