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Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio, nelle vesti di sostituto procuratore generale in aula, ha depositato al processo d’appello scaturito dall’operazione “Stige” un nuovo verbale del collaboratore di giustizia Massimo Colosimo, classe 1978, originario del capoluogo calabrese, già condannato a 8 anni di carcere nel processo “Borderland”. Si tratta di dichiarazioni (si parla di cinque pagine di verbale) che il collaboratore di giustizia ha rilasciato davanti allo stesso magistrato lo scorso 25 marzo. Nel suo dichiarato Colosimo ha parlato delle ramificazioni della cosca Farao Marincola a Parma attraverso le aziende che facevano capo a Franco Gigliotti, imprenditore di riferimento del clan e condannato in primo grado a dieci anni. Secondo il collaboratore di giustizia “Gigliotti è stato finanziato dai cirotani, così ha potuto sbaragliare la concorrenza di siciliani e napoletani”. In aggiunta secondo quanto raccontato da Colosimo le aziende di Gigliotti avrebbero effettuato false fatture per centinaia di migliaia di euro e “parte dei proventi andavano direttamente a Cirò”.
Con l’inchiesta “Stige” condotta dal Ros la Dda ha svelato gli affari e le inflitrazioni dei Farao Marincola di Cirò Marina. Il 25 settembre 2019 il gup del Tribunale di Giacinta Santaniello al termine del processo in abbreviato aveva emesso 6 condanne e 36 assoluzioni. I reati contestati sono associazione mafiosa, concorso estero in ‘Ndrangheta, trasferimento fraudolento di valori, intestazione fittizia delle società cartiere e illecita concorrenza. In primo grado le pene più pesanti (20 anni di carcere) sono state inflitte agli esponenti di vertice della cosca.
Il sostituto della Dda Domenico Guarascio aveva poi impugnato le assoluzioni perché “illogiche e apparenti”.

Fonte: Gazzetta del Sud

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