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Il nostro paese "ha fatto tanto" in tema di contrasto alla corruzione e alla criminalità, ma forse "ha fatto troppo, ed è mancata una stabilizzazione delle varie riforme. Dal 1990 c'è stata un'escalation di interventi normativi che non sempre si muovono in una direzione coerente. C'è stata un'oscillazione continua che non fa bene al sistema. Servono riforme che abbiano una linearità razionale e sappiano attendere i risultati della loro applicazione". A sottolinearlo è il vice capo del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, Roberto Tartaglia, intervenendo alla maratona 'Il virus della legalità, organizzata in occasione della Giornata internazionale contro la corruzione. "Troppe norme e riforme si sono avvicendate nel corso degli anni, con ritmo davvero incalzante e contenuti talora contraddittori: ed è dannosa questa discontinuità. Quando ad esempio prima si interviene inserendo i reati di corruzione tra quelli che consentono le misure di prevenzione o addirittura nell'ambito del doppio binario penitenziario e poco tempo dopo si prevede uno scudo erariale per il pubblico ufficiale che produce un danno erariale con colpa grave oppure si depenalizza di fatto l'abuso d'ufficio". "E' pericolosa questa discontinuita' quando prima si introducono le operazioni sotto copertura nei reati di corruzione e poi, a distanza di poco, si trasforma il mondo degli appalti pubblici in una continua disciplina in deroga, senza invece procedere a una coraggiosa, necessaria e razionale riforma complessiva del codice degli appalti - ha aggiunto ancora - Questa discontinuità finisce per disorientare. Servono poche riforme generali ed equilibrate, a cui va dato il tempo di manifestare i propri effetti, senza interventi continui e contraddittori, dettati, a seconda dei casi, dalla fretta spasmodica di sbloccare tutto o di rispondere magari simbolicamente a chissà quale scandalo giudiziario legato a qualche processo per corruzione che ha indignato l'opinione pubblica".

Foto © Imagoeconomica

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