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Una forte polemica per le chat di Palamara ha preceduto il voto

Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha dato il via libera (con 13 voti a favore, uno contrario e 9 astenuti) al collocamento fuori ruolo di Massimo Antonio Orlando, attuale presidente del Tribunale di Livorno, per essere nominato direttore generale delle risorse materiali e delle tecnologie del Dipartimento dell'Organizzazione giudiziaria del Ministero della Giustizia. Una lunga discussione, durata quasi 1 ora e mezza, ha preceduto il voto in quanto il consigliere togato indipendente, Nino Di Matteo, dopo che nel plenum del 21 ottobre aveva chiesto e ottenuto il ritorno in commissione della pratica, ha chiesto nuovamente il ritorno in commissione, ma la sua richiesta, questa volta, è stata respinta con 11 voti contrari, 9 a favore e 4 astenuti. Il ritorno in commissione “era motivata dalla necessità di un doveroso supplemento di istruttoria", perché la quinta Commissione, nonostante un precedente rinvio, "non si è fatta carico di audire gli ex consiglieri Palamara e Fracassi". Di Matteo aveva chiesto il ritorno in commissione dopo che ha letto una chat, venuta fuori dall’inchiesta di Perugia, dell’ex magistrato Luca Palamara con l’ex capogruppo di Area al Consiglio, Valerio Fracassi.

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Il consigliere togato, Nino Di Matteo


Nell'ambito della discussione nel merito, poi, Di Matteo ha motivato il proprio voto contrario spiegando che non è sufficiente dire che "il dottor Orlando, sentito in quinta Commissione, ha detto di non essere a conoscenza delle conversazioni, di non saperne nulla, né di avere nulla di aggiungere, rispondendo addirittura che la domanda andava posta a coloro che nell'ambito della Quinta commissione avevano ritenuto di fare così. Io credo che l'istruttoria - ha detto il togato indipendente - sia stata molto sommaria e non abbastanza approfondita. Non si può partire da un pregiudizio di irrilevanza sulle chat, dobbiamo trovare noi il modo di valutarle. Qui avevamo notizia di un patto tra due consiglieri del Csm, che non sono stati sentiti, non ci possiamo accontentare di aver sentito solo il dottor Orlando che dice di non esserne a conoscenza, nonostante sia stato nominato alla presidenza del tribunale di Livorno. Il collocamento fuori ruolo di un collega che è stato oggetto di quelle chat e di quel patto pone problemi sull'opportunità di tale incarico e sulla ricaduta sull'immagine di autonomia e indipendenza della magistratura. A me sembra chiaro - ha continuato Di Matteo - che si è trattato di un patto di scambio: io voto te alla presidenza del tribunale di Livorno e tu voti il mio candidato ad altra presidenza".
Anche il togato di Magistratura Indipendente, Antonio D'Amato, che poi al momento del voto finale si è astenuto, si era detto favorevole al ritorno in Commissione: a suo parere, bisognava fare luce "sulle chat in cui veniva citato il dottor Orlando come oggetto di scambio nell'ambito di un accordo fra due consiglieri del Csm, Luca Palamara e Valerio Fracassi, in una dinamica in cui in cambio dell'appoggio ad un candidato di Unicost per un direttivo, il consigliere Fracassi si assicurava il voto del collega Palamara per il dottor Orlando alla presidenza del tribunale di Livorno”.
Il consigliere laico Alberto Maria Benedetti ha motivato invece il proprio voto a favore del collocamento fuori ruolo per Orlando spiegando che non si tratta di discutere sul merito o sull'opportunità della scelta perché "se il ministro avesse commesso un errore o una imprudenza ne risponderebbe, politicamente, nelle sedi proprie. Il nostro compito, qui e ora, è verificare se sussistono i presupposti, per l'autorizzazione".

Foto © Imagoeconomica

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