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di AMDuemila
"Inconsapevole di agevolare le cosche"

"Non è dimostrato che il ricorrente fosse consapevole della volontà di Giancarlo Pittelli di favorire, curando la pratica dell'imprenditore Rocco Delfino, il boss Luigi Mancuso e che in tal modo agevolasse anche la cosca a lui facente capo, nonché, in via mediata, la cosca alleata Piromalli-Molè, cui era vicino il Delfino, e che il ricorrente avesse condiviso tale obiettivo e lo avesse fatto proprio". Con queste parole la Corte di Cassazione si è espressa nelle motivazioni con cui il 18 luglio scorso, 7 mesi dopo l'arresto, ha rimesso in libertà Giorgio Naselli, ex comandante del Reparto operativo di Catanzaro e poi comandante provinciale dei carabinieri a Teramo, coinvolto nell'inchiesta Rinascita-Scott condotta il 19 dicembre scorso dalla Dda di Catanzaro.
A scriverlo è oggi la Gazzetta del Sud. Il militare era stato accusato di utilizzazione di segreto di ufficio e di abuso d'ufficio, aggravate dalla finalità di agevolare l'associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti a lui si sarebbe rivolto l'avvocato ed ex parlamentare Pittelli (ancora in carcere) affinché si interessasse della pratica di una società al vaglio della prefettura di Teramo. Ma per la Suprema Corte "il ricorrente, pur mostrando disponibilità nei confronti del Pittelli (dichiarandosi disposto persino a guardare insieme la pratica), tenne subito a precisargli che la pratica "era in mano alla prefettura", e si limitò ad esaminare gli atti, a confermare le criticità della pratica, a fornire solo vaghe assicurazioni al Pittelli quando questi gli prospettò la necessità di ottenere almeno un differimento, evitando la rapida adozione di un provvedimento negativo". Però, sottolinea ancora la Cassazione, "al di là della comunicazione di tali notizie e della data di trattazione della pratica, non vi è prova della utilizzazione e strumentalizzazione delle informazioni riservate per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio patrimoniale o non patrimoniale". Naselli, dopo l'arresto del 19 dicembre, aveva ottenuto i domiciliari il 18 gennaio scorso, quando il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva accolto solo in parte il ricorso dei suoi legali.

Foto © Imagoeconomica

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