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di AMDuemila
La Direzione distrettuale antimafia di Firenze, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia, è "ancora impegnata nella complessa e delicata attività di indagine volta a chiarire i punti ancora oscuri delle cosiddette stragi di mafia" del 1993 e del 1994. A parlarne oggi nella relazione consegnata alla Corte d'Appello di Firenze in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno giudiziario è stato il procuratore capo della Repubblica di Firenze e della Direzione distrettuale antimafia, Giuseppe Creazzo. E' noto che la Procura fiorentina ha iscritto nel registro degli indagati, quali presunti mandanti delle stragi mafiose, l'ex premier Silvio Berlusconi e l'ex senatore Marcello Dell'Utri.
Creazzo ha anche parlato delle altre indagini in cui è impegnata la Procura evidenziando un vero e proprio allarme per il dilagante fenomeno del consumo di stupefacenti. "E' un vero flagello" nel territorio fiorentino, dove ha assunto "diffusione ormai capillare", causando "la perdita di numerose vite umane, soprattutto giovani, vittime di overdose da eroina o da droghe cosiddette sintetiche". Le morti per overdose "sono in preoccupante aumento: nell'anno 2018 sono state ben 11, rispetto alle 4 del 2017 e alle 5 del 2016".
"La gravissima dimensione del consumo di stupefacenti - ha spiegato Creazzo - fa lievitare sempre maggiormente il relativo mercato illecito, gestito dalle organizzazioni criminali che si avvalgono, per lo spaccio al minuto, di innumerevoli soggetti, per lo più stranieri". Il consumo di stupefacenti riguarda sia le droghe cosiddette "leggere" (marijuana e hashish) sia quelle pesanti: "eroina, sostanza che - dopo anni di eclissi - è rientrata prepotentemente nel novero dei consumi di stupefacenti ed è causa di numerose morti per overdose; cocaina, droghe sintetiche di svariati tipi e provenienze".
Il grande numero di indagini in materia di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, indagini che spesso varcano i confini nazionali, evidenzia il procuratore capo di Firenze, stanno a dimostrare che la Toscana è un mercato molto appetibile per dette organizzazioni.
Inoltre nel territorio sono sempre più numerosi "i procedimenti che denotano in maniera chiara le infiltrazioni criminali nel tessuto dell'economia locale, gli investimenti a fini di 'lavaggio' di denaro proveniente dalle attività criminali, la gestione del racket della prostituzione, spesso riguardante donne straniere vittime di tratta, il traffico di rifiuti, il traffico di prodotti contraffatti". "Tali attività - ha aggiunto il Procuratore capo - sono nella maggior parte dei casi condotte dalle organizzazioni mafiose" e le indagini hanno fatto emergere "preoccupanti segnali di pervasività criminale già registratisi negli anni scorsi". "Cosa nostra, 'Ndrangheta e camorra risultano ben presenti nel variegato quadro criminale che agisce in Toscana - ha spiegato il magistrato - Oltre le attività illecite sopra descritte, le organizzazioni mafiose tradizionali mirano ad investire il denaro illecitamente accumulato in vari settori dell'economia cosiddetta legale per riciclare il danaro proveniente dai suddetti traffici e dalle altre fonti di illecito arricchimento. Ciò avviene sempre più spesso con il coinvolgimento di imprenditori locali, che evidentemente trovano convenienza nell'intrecciare rapporti d'affari con soggetti appartenenti a cosche mafiose". Il procuratore Creazzo ha evidenziato "i sempre più numerosi spunti investigativi che vedono la presenza di appartenenti a cosa nostra, 'Ndrangheta e Camorra operare in Toscana in concorso con elementi del luogo, a dimostrazione della forte liquidità di cui tali soggetti dispongono e della capacità attrattiva e corruttiva che tali disponibilità comportano. Accanto alle mafie italiane 'tradizionali', indipendentemente ma talora sinergicamente, agiscono compagini criminali composte per lo più da stranieri che si rivelano essere non meno pericolose delle mafie definite tradizionali".

Foto © Imagoeconomica

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