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L’Associazione Vittime del Dovere, lette le dichiarazioni - riportate dalla odierna stampa nazionale - rilasciate questa mattina dal Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, dott. Giovanni Salvi, in occasione della cerimonia annuale di apertura dell’anno giudiziario svoltasi a Roma, con le quali si è inteso riportare l’attenzione sul dovere, anche delle vittime e dei loro familiari, “...di rispettare le decisioni del giudice e i magistrati che le emettono”, stigmatizzando altresì gli "importanti progressi fatti in direzione della tutela delle vittime..." apertis verbis richiamate ad evitare “aggressioni verbali, quando non anche fisiche, nei confronti dei giudici, allorche' questi emettono decisioni che non si approvano...”, si vede costretta a precisare quanto segue.
La difficoltà è quella di comprendere la ragione ed il senso del richiamo operato dal dott. Salvi - in un’occasione istituzionale significativa quale quella odierna - a concetti quali dileggio, delegittimazione ed insulti alla Magistratura con espresso riferimento alle vittime dei reati ed ai loro familiari e con l’amarezza che tale ingiustificato riferimento muove in chi, in questo modo, dopo essere stato vittima di gravissimi atti delittuosi viene apertamente richiamato all’ordine, espresso da uno dei massimi rappresentanti della Magistratura, di un rispetto per l’Ordine rappresentato che, nei fatti, non è mai mancato, seppure nell’ottica di una legittima dialettica e critica, sin qui ritenuta costruttiva ed anzi doverosa in considerazione delle ragioni e dei diritti interessati.
Ci limitiamo a porre un interrogativo sul senso e la legittimità di un simile intervento, pregno di una apodittica e non necessitata difesa corporativa della Magistratura anche di fronte alle ragioni, obiettive, condivise e profonde, delle vittime dei reati e dei loro familiari, in questo modo di nuovo vittime di una incontinenza dialettica proveniente proprio da chi costituzionalmente è chiamato alla loro tutela.
L’Associazione Vittime del Dovere considera le anzidette dichiarazioni ben al di là del consentito limite di ricevibilità, sollecitando la Magistratura ad una formale e manifesta presa di distanza da esse.

Associazione Vittime del Dovere

Foto © Imagoeconomica

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