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Nel febbraio scorso la conferma dell'ergastolo a Milano
Milano. Rocco Schirripa ha presentato, tramite il suo legale, l'avvocato Mauro Anetrini, ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Milano con cui, nel febbraio scorso, e' stato condannato all'ergastolo per l'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso nel giugno 1983. Schirripa è stato ritenuto l'esecutore materiale del delitto del magistrato, per il quale è stato anche condannato come mandante, in via definitiva, il boss della 'ndrangheta Domenico Belfiore. Tra i motivi del ricorso, depositato nei giorni scorsi dal difensore, si leggono questioni riguardanti la utilizzabilità delle intercettazioni e la mancanza di motivazione rispetto alla mancata concessione delle attenuanti. Ma soprattutto, secondo il legale, vi sarebbe nella sentenza della Corte milanese l'assenza di motivazione rispetto alla "responsabilità dell'imputato". "Schirripa non faceva parte del 'gruppo Belfiore'", si legge nel documento, e dunque "non aveva una ragione 'personale', e neppure di gruppo, per desiderare la morte del dottor Caccia". Secondo l'avvocato, inoltre, il panettiere non aveva un movente per uccidere il procuratore in quanto "come dimostra la storia giudiziaria di quegli anni, egli era del tutto estraneo agli interessi asseritamente in pericolo".
E ancora: "In ogni caso, anche a voler accettare, sul piano meramente argomentativo, che la matrice del delitto fu quella indicata ancora oggi in sentenza (l'eliminazione di un
magistrato che pericolosamente si avvicinava al cuore di un gruppo, mettendone a rischio gli interessi economici e criminali), la situazione non cambia, restando da spiegare perché venne scelto Rocco Schirripa che di quel gruppo non faceva parte".

ANSA

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