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L’iniziativa del Consiglio superiore della magistratura nel centenario della nascita del magistrato ucciso nel 1983
di Giuseppe Legato
Era nato a Cuneo il 16 novembre 1917 e oggi, Bruno Caccia, indimenticato procuratore capo a Torino negli anni del terrorismo e della colonizzazione mafiosa da parte delle ‘ndrine calabresi nel capoluogo sabaudo, avrebbe compiuto 100 anni. Lo ha ucciso la ‘ndrangheta il 26 giugno del 1983.

COME FALCONE E BORSELLINO
Stamattina, 16 novembre, il Csm (Consiglio superiore della Magistratura) lo ricorda con un tributo storico sul sito istituzionale: un’iniziativa assunta soltanto nel caso della commemorazione dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino barbaramente uccisi da Cosa Nostra.  

Come loro – nella sostanza – è stato Caccia. Unico magistrato ucciso – al Nord – dalla criminalità organizzata. C’è altro: è stato il solo giudice che la ‘ndrangheta – molto lontana dalla politica stragista di Cosa Nostra – ha ucciso di sua iniziativa per rispondere a interessi propri.  

Il Csm ha desecretato alcuni documenti che scandiscono la vita di Caccia dai primi passi in magistratura fino alla nomina a procuratore capo di Torino. Quando presta giuramento e viene immesso nel possesso delle funzioni non ha ancora 24 anni e possiede già una doppia laurea: in Giurisprudenza e in Scienze politiche.

caccia processo carte desecretate

L’INGRESSO IN MAGISTRATURA
Nel parere redatto per il conferimento delle funzioni giudiziarie si legge, che «Caccia possiede perspicui requisiti di capacità giuridica congiunta a molto senso pratico», tanto che lo stesso «può considerarsi per la sua capacità di indagine, per il suo equilibrio, in confronto alla sua giovane età, addirittura eccezionale».

«IL SUO CORAGGIO GLI È COSTATO LA VITA»
Il 27 febbraio del 1980 assume le funzioni di procuratore a Torino e il Csm ricorda come «molte delle indagini interesseranno punti nevralgici della vita sociale ed istituzionale del Paese, alterando gli equilibri di quella zona grigia in cui si muovono pezzi di criminalità e parti “infedeli” dell’amministrazione pubblica. come nel caso delle inchieste sul contrabbando dei petroli, sulle tangenti o quelle sul riciclaggio di denaro sporco tramite i Casinò del nord Italia».  

Sul sito del Csm viene inoltre reso pubblico l’estratto del verbale della seduta dell’assemblea plenaria del Consiglio con il ricordo dell’allora vice presidente del Csm, Giancarlo De Carolis in cui si legge che «spietati criminali lo hanno assassinato in modo barbaro e vile». Caccia – disse De Carolis – è stato «coraggioso e rigoroso nel reggere il peso di un delicato incarico ricoperto con capacitò e dignità. E questo gli è costato la vita». Ancora: «Abbiamo tutti la certezza che la sua eredità spirituale e professionale non verrà dispersa. La morte non può dissiparla».

lastampa.it

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