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padalino andrea c ansadi Massimiliano Peggio
Nessun messaggio scritto. Solo un proiettile da fucile dentro una busta. Non del tipo a pallettoni, ma una cartuccia lunga, poco meno di sei centimetri, calibro 7,62, tipo «sniper». Destinatario il sostituto procuratore Andrea Padalino, uno dei magistrati del pool che si occupa di «terrorismo ed eversione dell’ordine democratico e reati commessi in occasione di manifestazioni pubbliche». Titolare negli ultimi anni di inchieste sugli scontri No Tav in Val di Susa e nelle altre manifestazioni di protesta contro l’Alta Velocità, e sulle attività anarcoinsurrezionaliste. La busta, senza affrancatura, riportava l’indirizzo di casa del pm, scritto con una stampante laser su un’etichetta adesiva. Si tratta dell’ennesima minaccia ricevuta dal magistrato, da anni sotto scorta.

Le indagini
La busta bianca, del tipo comune da raccomandata, è stata isolata all’interno degli uffici di smistamento del centro postale di via Reiss Romoli, dove transita la maggior parte della posta destinata a Torino. I sensori dei macchinari, adibiti al controllo e alla selezione della corrispondenza in transito, intorno alle 16 di martedì, hanno riscontrato un’anomalia, segnalando la presenza di un oggetto estraneo all’interno. Immediatamente è scattato l’allarme ed è stata avvisata la polizia postale, che ha fatto intervenire i colleghi della scientifica e gli investigatori della Digos. La busta è stata prelevata e subito analizzata. Non ci sono segni esterni, né timbri. Nulla che possa far capire dove sia stata spedita. Ma, stando ai primi accertamenti, partendo dall’analisi del lotto di corrispondenza che in quel momento era in fase di smistamento, la busta potrebbe essere stata imbucata in uno dei raccoglitori della zona Nord della città. Gli esperti della scientifica hanno analizzato la cartuccia e l’interno della busta, alla ricerca di eventuali impronte digitali o altre tracce. L’indagine sarà coordinata dalla procura di Milano, competente sui fatti che coinvolgono magistrati in servizio a Torino. Certo è che chi ha inviato il proiettile conosceva esattamente l’indirizzo di casa del magistrato.

I precedenti
Già in passato il pm Padalino era stato oggetto di minacce esplicite, anche con l’invio di proiettili. Numerose scritte sui muri della città e in Val di Susa, bersaglio di volantini disseminati nei parcheggi e nei dintorni del Palagiustizia. E persino, anni fa, di un’incursione all’interno del condominio dove vive. Episodio che aveva fatto salire ulteriormente il grado di protezione. Nei primi giorni del 2014, mentre erano in corso vari processi alle frange più violente dei No Tav, il magistrato era stato insultato e minacciato nel corso di un’udienza in Tribunale. Un gruppo di militanti dell’area anarchica-antagonista torinese, lo aveva accolto in aula dicendo: «Stai attento», «Ce l’hai il giubbotto antiproiettile?». Lo scorso giugno, negli uffici della procura erano state rinvenute due buste esplosive destinate ad altri due pm, Roberto Sparagna e Antonio Rinaudo.

La Stampa

Foto © Ansa

Al dott. Padalino la piena solidarietà di tutta la redazione di Antimafia Duemila

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