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borrometi paolo 2Ora vai a denunciarmi voglio pagarti il reato che commetto su di te. A parola da uomo. Comunque ti verrò a trovare, pure che non vali neanche i soldi del biglietto. Sarò dietro la tua porta. Mi viene da ridere pensando il giorno che 6 tra le miei mani, ti devo accecare con le dita. Nn ti salva neanche gesu cristo. Il tuo cuore verrà messo nella padella, e dopo me lo mangierò. Pure che mi arrestano c' è chi vieni a cercarti… Adesso non abbiamo nulla piu da ragionare, io ho preso la mia decisione, di giocarmi la mia liberta, ti farò passare la voglia di vivere”.
È iniziato il processo contro il mafioso vittoriese, Venerando Lauretta, già condannato con sentenza passata in giudicato per mafia, estorsioni, armi, concorso in omicidio, per aver minacciato il giornalista Paolo Borrometi, con l’aggravante dell’appartenenza e del metodo mafioso.
Paolo Borrometi, giornalista dell’Agi e direttore della testata giornalistica d’inchiesta “La Spia”, ha con più articoli denunciato, fra gli altri, gli affari mafiosi di Venerando Lauretta, fino alle drammatiche minacce che il boss gli ha rivolto.
La Pm della Procura distrettuale antimafia di Catania, Valentina Sincero, ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di Lauretta. Ha chiesto, inoltre, che la parte offesa, costituitasi parte civile (insieme a Fnsi, Odg nazionale, Odg regionale e Comune di Vittoria) Paolo Borrometi, fosse presente in aula per testimoniare le gravi minacce di morte ricevute.
Dopo la condanna del reggente de clan di Vittoria, “Carbonaro-Dominante”, Borrometi ritorna a testimoniare in aula le pesanti minacce ricevute.
Credo nella Giustizia, sono certo che anche in questo caso l’ottimo lavoro Carbonaro-Dominante di magistratura ed inquirenti porterà a far capire, con la condanna, che non si può minacciare un giornalista solo per aver fatto il proprio lavoro”. È quanto commenta Paolo Borrometi.
Sono certo – conclude Borrometi – che la Fnsi e le altre parti civili nel processo mi staranno accanto il 13 ottobre quando dovrò, per l’ennesima volta, testimoniare le minacce di morte ricevute”.

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