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di matteo nino2 ve 2015 c acfbPalermo. Lunedì 7 novembre il sostituto procuratore di Palermo, Nino Di Matteo, tornerà al Csm per "sciogliere" il nodo. Accettare o meno la proposta di essere trasferito, "extra ordinem" alla Direzione nazionale antimafia. "In questo momento non posso assolutamente dire nulla sull'argomento", dice quando arriva nella sua stanza al secondo piano del palazzo di giustizia di Palermo. Di questo si è parlato ieri al Palazzo dei Marescialli nel corso di una seduta secretata durante la quale, tuttavia, si sarebbe percepita la disponibilità al trasferimento, ma anche una certa "preoccupazione" per i nuovi sviluppi investigativi relativi ad un progetto di attentato nei suoi confronti. Sono tanti i punti su cui il pm deve riflettere prima di prendere una decisione. Il processo Stato-mafia, a esempio. In caso di trasferimento per motivi eccezionali (legati alla sua sicurezza), ipotizzare una sua successiva applicazione al dibattimento potrebbe apparire poco opportuna, complicata, se non addirittura impossibile. E - in considerazione del fatto che con l'anno nuovo scadrà l'incarico di aggiunto del coordinatore del pool, Vittorio Teresi - in questo caso la "memoria" storica sarebbe appannaggio del giovane, ma valente Roberto Tartaglia e di Francesco Del Bene. Di Matteo avrebbe apprezzato anche la disponibilità di modificare la norma che gli consentirebbe, di fatto, di essere assegnato alla Dna. Pur essendo consapevole che potrebbe occuparsi di altro qualora decidesse di dare la propria disponibilità al trasferimento.

AGI

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