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aula bunker rebibbia 2Nell'aula bunker del carcere di Rebibbia riprende il controesame del primo testimone della procura, l'investigatore del Ros Rosario di Gangi. Segue l'esame del capitano Giorgio Mazzoli

Si torna in aula per la dodicesima udienza, la prima del 2016, del maxiprocesso al "Mondo di Mezzo". Riprende dunque il controesame del primo testimone portato dalla procura, l'investigatore del Ros Rosario di Gangi, che lascerà poi il posto in aula al capitano Giorgio Mazzoli. I due sono chiamati a far luce sulle indagini illustrandone i passaggi significativi e anche a tratteggiare il profilo criminale del presunto boss dell'organizzazione criminale Massimo Carminati. L'ex Nar è nel carcere di massima sicurezza di Parma, recluso in regime di 41bis, accusato di associazione di stampo mafioso. La stessa accusa pende anche sulla testa di Salvatore Buzzi - ora in carcere a Tolmezzo - che era a capo di una delle più grandi cooperative romane, la 29Giugno.

Gli imputati di questo maxiprocesso romano sono in tutto 46. Le accuse sono varie, dalla turbativa d'asta all'associazione mafiosa. In carcere a Rebibbia ci sono l'ex consigliere regionale del pdl Luca Gramazio, l'ex ad Ama Franco Panzironi e poi anche i due uomini accusati di essere il tramite dell'organizzazione con l''ndrangheta calabrese, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero. L'ex responsabile del tavolo nazionale per l'immigrazione, Luca Odevaine, è invece ai domiciliari. Come lui Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di centro destra, Mirko Coratti ex presidente dell'assemblea capitolina e consigliere del Pd e ancora Giovanni Fiscon, ex dirigente Ama.

La testimonianza dell'investigatore Di Gangi
Si è incentrata principalmente sulla figura di Massimo Carminati la testimonianza del maggiore del Ros, Rosario Di Gangi. Stando al racconto del militare, basato anche sulle intercettazioni finite agli atti del procedimento, Carminati avrebbe frequentemente parlato delle sue esperienze risalenti agli anni '70-'80. In particolare, ha ricordato di Gangi, l'ex Nar avrebbe parlato in diverse circostanze dei suoi rapporti con la Banda della Magliana e con Franco Giuseppucci. Nei dialoghi intercettati, ha affermato il maggiore, "Carminati diceva di non aver un rapporto organico con la banda della Magliana", ma che "c'era un legame di forte collaborazione con Giuseppucci. Morto lui, Carminati decise di mantenere rapporti con 'tutti sti cialtroni' che diceva di disprezzare perché facevano i soldi vendendo la droga, cosa che a lui non ha mai interessato. Carminati, che rapinava le banche, si definiva un criminale politico".

Gli altri processi

Alemanno rinviato a giudizio
A fine dicembre l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito nell'ambito di uno dei procedimenti collegati al maxiprocesso di Mafia Capitale. Lo ha deciso il gup di Roma, Nicola Di Grazie, fissando l'udienza al 23 marzo.

La procura contesta ad Alemanno, il cui nome comparve nel registro degli indagati all'epoca della prima tranche di arresti nel dicembre dello scorso anno, di aver ricevuto somme di denaro per complessivi 125mila euro, in gran parte attraverso la fondazione Nuova Italia da lui presieduta, per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. Le somme sarebbero state erogate da Salvatore Buzzi, ras delle cooperative sociali, in accordo con Massimo Carminati. In base alla richiesta di rinvio a giudizio i fatti risalgono al periodo 2012-2014. Attraverso Franco Panzironi, allora amministratore delegato della municipalizzata dei rifiuti romana Ama, Alemanno avrebbe ricevuto il denaro in varie tranche. E in particolare 75mila euro sotto forma di finanziamento per cene elettorali, 40mila per finanziamento della fondazione e circa diecimila euro in contanti. Questi ultimi nell'ottobre 2014, a due mesi dalla prima ondata di arresti per Mafia Capitale. Dagli atti depositati nelle scorso settimane dalla Procura è emerso che tra il 16 luglio 2013 e il 23 luglio 2014 sui conti personali dell'ex sindaco sono stati effettuati dalla Fondazione Nuova Italia 8 bonifici per un totale di quasi 62mila euro, "generalmente a titolo di saldo fattura".

Natale a casa per Ozzimo
Ha trascorso il Natale a casa da uomo libero Daniele Ozzimo, l’ex assessore della giunta Marino, arrestato lo scorso giugno nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. In attesa della sentenza prevista per il 7 gennaio il gup ha accolto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata dal difensore di Ozzimo, l’avvocato Luca Petrucci. A motivare il provvedimento la circostanza che, nel corso del processo, la procura ha chiesto l’assoluzione relativamente all’accusa di corruzione per asservimento della funzione. Una proposta avanzata dopo che le parti hanno interpretato in modo corretto il passaggio di intercettazione telefonica dove Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative ha detto che "Ozzimo è uno serio e non prende soldi" mentre in un primo momento era sfuggito il "non", una lacuna che aveva stravolto il senso della frase.
Le parole dette da Buzzi durante una conversazione con un altro indagato però non hanno convinto la procura a mutare la certezza che Ozzimo sia responsabile del reato di corruzione ed infatti l’ex assessore rischia comunque una condanna a 2 anni e 2 mesi. Secondo i pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, Ozzimo avrebbe preso una tangente di 20mila euro ed ottenuto l’assunzione di un’amica Tatiana Tomassetti al Bioparco, in cambio dell’impegno di far lievitare gli stanziamenti per il X municipio per servizi appaltati alle cooperative di Salvatore Buzzi. Gli accordi tra l’assessore e il ras, sempre secondo l’accusa, avevano la benedizione di Massimo Carminati.

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