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Un appello “affinché vengano assunte le decisioni necessarie e stanziate le risorse atte a consentire lo svolgimento del processo Aemilia, nel luogo preposto, la città di Reggio Emilia”. E’ quello lanciato, in una lettera aperta, da Libera, Cgil, Cisl, Uil, Legambiente, Associazione della Stampa e Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna e rivolto al Ministero di Grazia e Giustizia e a tutto il Governo.

“Abbiamo sostenuto le ragioni di opportunità del mantenimento in Emilia della fase preliminare, prendendo positivamente atto, a suo tempo, della scelta della Regione Emilia Romagna di reggere uno sforzo straordinario per sostenere i costi previsti per lo svolgimento di un maxi-processo di mafia in questa regione”, scrivono le associazioni che si sono, tra l’altro, costituite parte Civile nel procedimento.

Le sigle chiedono chiarezza e uno sforzo ulteriore, che vada nella direzione di verità: “Vogliamo far emergere con determinazione la volontà di reagire della società emiliano romagnola contro l’azione perpetrata dall’organizzazione ‘ndranghetista che ha provato a mettere radici in questa regione. La pericolosa deriva di legalità da essi generata ha prodotto effetti devastanti in numerosi settori economici e nella condizione di tantissime persone”. Parlano di stravolgimento sociale dell’assetto romagnolo, turbato da episodi gravi di “corruzione, inganno, intimidazione, prevaricazione dei più forti a scapito dei più deboli, mancato rispetto delle regole, riduzione della libertà e della democrazia”.

“E’ evidente che questa società e questa terra – denunciano – così duramente aggredite dall’attività messa in atto dal sodalizio criminale, non possono vedere allontanarsi il luogo di svolgimento del processo dai territori in cui sono stati messe in atto le attività criminali di insediamento o di operatività del reato associativo di stampo mafioso”. Nelle scorse settimane, la pretesa dei difensori di diversi imputati di spostare il processo in Calabria ha trovato una opportuna risposta nella decisione di diniego assunta dai giudici. “Siamo di fronte a un’organizzazione criminale autonoma che dalla provincia di Reggio Emilia si irradia nel resto del nord-Italia con modalità specifiche e peculiari. Oggi rischiamo di assistere al paradosso dell’allontanamento del processo da questi luoghi a causa di problemi di natura amministrativa”. Una decisione che il gruppo ritiene “inaccettabile”, visto che “la celebrazione del processo in questi luoghi rappresenta il vero punto di svolta nel contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio. In quell’aula, dove si celebrerà la giustizia in nome del popolo italiano, oltre agli imputati, ed ai loro avvocati, è importate che sia garantita la presenza anche della parte di quel popolo che ha deciso di stare dall’altra parte, dalla parte giusta del mondo, a cominciare dai ragazzi delle scuole”.

In ultima istanza, Libera, giornalisti e sindacati ribadiscono che “i Ministeri preposti e l’insieme del Governo hanno l’obbligo morale e civile di mettere il Tribunale e la città che costituiscono il ‘giudice naturale’ in questo processo, nelle condizioni di esercitare in modo adeguato il diritto a veder svolgere in quel luogo il dibattimento, provvedendo agli allestimenti ed alle dotazioni di organico necessarie”.

narcomafie.it

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