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Viad'amelio8 aprile 2013
Caltanissetta. "A metà giugno la scorta del giudice Borsellino venne potenziata. Venne aggiunta un'auto di scorta in più e la vigilanza sotto la sua abitazione, ma non sotto quella di sua madre, in via D'Amelio". Lo ha affermato Antonio Vullo, l'unico poliziotto sopravvissuto alla strage di via d'Amelio, sentito oggi come teste dalla Corte di Assise di Caltanissetta nell'ambito del processo "Borsellino quater".
"Quel pomeriggio, intorno alle 16 - ha ricostruito Vullo - ci recammo nell'abitazione estiva del giudice, a Villa Grazia di Carini. Arriviamo in via d'Amelio e c'erano molte auto parcheggiate, a destra, a sinistra e al centro della carreggiata. Mi è sembrato strano che ci fossero tutte quelle auto. Borsellino ci supera con la sua macchina e si parcheggia al centro della carreggiata. Con l'auto di scorta ho superato il giudice, ho fatto scendere i componenti della mia auto e mi sono posizionato alla fine di via d'Amelio, vicino un muretto.
Ho visto il giudice scendere dall'auto e i miei colleghi davanti al cancelletto dello stabile di via d'Amelio. Mentre spostavo l'auto per ripartire, ho visto i colleghi davanti al cancello e il giudice che stava per suonare". Poi la violenta esplosione. Vullo l'ha raccontata così ai giudici: "Ho visto una nube, sono stato sballottato. Sono sceso dall'auto, cercavo aiuto, cercavo di dare aiuto. Era tutto buio, ho visto il corpo di un collega a terra. Mentre un collega delle volanti mi bloccava, mi sono ritrovato sopra il piede di un collega per poi ritrovarmi in ospedale. Le auto erano distrutte. In quel momento mi interessava trovare i colleghi, non potevo immaginare che i loro corpi fossero sparsi dappertutto".

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